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La LIPU Benevento lungo il Danubio in bicicletta

5 BENEVENTANI IN BICI LUNGO IL DANUBIO DA BUDAPEST A BELGRADO

Sono tornati a casa i cinque beneventani che dal 23 al 28 giugno hanno partecipato al raduno ciclistico internazionale “Danube by bike” voluto dall’Unione Europea per promuovere sia l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto eco-sostenibile sia lo scambio culturale tra i popoli europei.
Questo evento ha visto la partecipazione di quasi 400 cicloturisti di varie nazionalità, impegnati su due percorsi diversi, uno da Budapest a Belgrado ed un altro da Bucarest a Belgrado, pedalando in entrambi i casi lungo il Danubio, il più importante fiume d’Europa.
Dei circa 180 ciclisti impegnati sulla tratta da Budapest a Belgrado, solo 9 erano italiani e di questi ben 4 erano sanniti con in più una ungherese che vive a Benevento. Hanno partecipato : Massimo Mazzone, responsabile per la provincia di Benevento della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB), Marcello Stefanucci, delegato provinciale della Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), e altri tre attivisti e collaboratori sia della FIAB sia della LIPU: Emilio Iele, Remigio Botticella e la zoologa ungherese Marta Kocsis, residente a Benevento.
I cinque beneventani hanno vissuto un’esperienza unica e gratificante dal punto di vista culturale, umano e naturalmente sportivo. Il gruppo di cicloturisti ha attraversato gli attuali Stati nazionali di Ungheria, Croazia e Serbia, ammirando luoghi e culture davvero significative.
Dopo l’attraversamento di Budapest dal Parlamento sino alla Piazza degli Eroi, percorrendo le strade di una delle più belle città d’Europa, la prima tappa ha portato i ciclisti a visitare la puszta ungherese ammirando le esibizioni cavallerizze dei csikós – i cowboys d’Ungheria – e assaporando il gustoso gulyash e gli ottimi vini ungheresi.
Il giorno successivo il percorso di 80 km ha condotto i cicloturisti da Kalocsa a Mohacs, sulle rive del Danubio, luogo importante nella storia ungherese perché teatro di due leggendarie battaglie contro i Turchi, la seconda in particolare nel 1687 ha restituito la libertà al popolo ungherese.
Nella terza tappa si è attraversato il confine tra Ungheria e Croazia e i ciclisti hanno raggiunto la città di Osijek, ubicata lungo il fiume Drava in prossimità della confluenza con il Danubio, dove è presente una importante zona umida protetta da un Parco Naturale: cicogne bianche, cicogne nere, cigni reali, aironi, uccelli rapaci hanno accompagnato la carovana di ciclisti.
La quarta meta è stata Vukovar e per tutti i partecipanti alla manifestazione l’arrivo in questa città croata è stato difficile dal punto di vista emotivo poiché sono ancora evidentissimi sugli edifici i segni della recente guerra dei Balcani.
L’ultimo giorno i cicloturisti hanno raggiunto Belgrado dove è avvenuto l’incontro con il gruppo proveniente da Bucarest, e su una penisola formata dalla confluenza tra i fiumi Sava e Danubio si è tenuta la festa finale presenziata dai vertici dell’European Cyclists’ Federation (ECF).

In seguito il gruppo dei beneventani è ritornato in Ungheria dove è rimasto ancora qualche giorno. Qui ha potuto apprezzare la cultura e lo spirito del popolo ungherese, uno dei più fieri d’Europa per il coraggio che ha dimostrato nella sua storia da quando nell’896 d.C. le sette tribù ungheresi, guidate dal capo dei Magiari, Arpad, raggiunsero il Bacino dei Carpazi, sino alle coraggiose quanto sfortunate ribellioni del 1848-49 contro gli Austriaci e del 1956 contro l’occupazione russa e l’imposizione di un regime comunista totalitario.

Benevento, 7 luglio 2009

FIAB – Associazione “Sannio in bici”
LIPU – sezione di Benevento

I cinque beneventani che hanno percorso centinaia di chilometri in bicicletta lungo il Danubio da Budapest a Belgrado

Il delegato della LIPU-Benevento, Marcello Stefanucci, sulla riva del Danubio in Ungheria

Massimo Mazzone, il capogruppo della spedizione danubiana

Il gruppo internazionale di ciclisti nella Slavonia, oggi regione della Croazia, ma sino alla Prima Guerra Mondiale terra d'Ungheria

Nido di cicogna bianca sul tetto di una chiesa in Croazia, lungo il percorso affrontato dai cicloturisti

Marta Kocsis, ungherese che vive nel Sannio, ritorna nella sua terra da cicloturista

Remigio Botticella con i csikós, i cowboy ungheresi della puszta

Emilio Iele, tenace cicloturista beneventano, nella grande pianura ungherese

Dietro alla bandiera ungherese (da sx a dx): Marcello Stefanucci, Emilio Iele e Marta Kocsis

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Serata LIPU alla Libreria Masone

SERATA LIPU PARLANDO DI UCCELLI, RANE, ROSPI E DI TUTELA DELLA NATURA NEL NOSTRO TERRITORIO

Venerdì, 3 settembre 2010, ore 20.30, presso la libreria Masone Alisei di Benevento, la LIPU Benevento sarà protagonista de “I colori del cinema”, rassegna della biodiversità e della coesione sociale promossa dalla Rete Arcobaleno.

Introduce la serata Marcello Stefanucci, delegato LIPU di Benevento.

Il programma prosegue con la proiezione della slide show “La zona umida del vallone San Giovanni a Ceppaloni”, foto che saranno commentate da Marta Kocsis, zoologa della LIPU Benevento.

A seguire, la proiezione della slide show “SOS fauna selvatica: la piaga del bracconaggio e i recuperi della LIPU Benevento”, foto che saranno esaminate da Simone Iovino e Serena Iele con il commento di Martino Izzo e Franco D’Ambrosio, tutti attivisti della LIPU Benevento.

In ultimo proiezione di un cortometraggio dal titolo “Liberazione di rapaci” girato e montato da Lello Campanelli.

A conclusione dell’evento, si realizzerà un momento conviviale con prodotti del territorio.

“I colori del cinema” è una rassegna che intende mettere in circuito le associazioni ecosolidali con le testate giornalistiche e con le librerie indipendenti, perseguendo una contaminazione di visioni e l’agevolazione di un nuovo linguaggio idoeneo a una società in trasformazione.

Uno dei falchi pellegrini portato in salvo dalla LIPU del Sannio Beneventano e curato presso il Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU a Casacalenda, nel Sannio Molisano

Una delle numerose rane, insieme ai rospi, portate in salvo dalla LIPU del Sannio Beneventano nel Vallone S. Giovanni, nel comune di Ceppaloni

I RECUPERI DI FAUNA SELVATICA IN DIFFICOLTA’ O FERITA

La LIPU di Benevento in un solo giorno trasferisce 7 uccelli in difficoltà al Centro Recupero

5 piccoli di picchio rosso maggiore caduti dal nido, 1 gheppio e 1 gruccione feriti sono stati tratti in salvo dai volontari della LIPU

Ancora i volontari della sezione LIPU beneventana protagonisti nel salvataggio di animali in difficoltà e feriti. Questa volta si tratta di cinque giovani esemplari di picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) caduti dal nido in un bosco nel comune di Tocco Caudio nel Parco Regionale del Taburno Camposauro, che un sensibile abitante della zona ha consegnato alla LIPU, di un gheppio (Falco tinnunculus) proveniente da Montesarchio, trasportato alla sede LIPU a Benevento dal Corpo Forestale dello Stato, e di un gruccione (Merops apiaster) investito da un’auto a Foglianise che un altro sensibile cittadino ha affidato alla LIPU del Sannio Beneventano.

L’eccezionalità è che queste richieste di soccorso sono arrivate tutte nello stesso giorno, ma in ore diverse il che ha sottoposto i volontari della LIPU di Benevento ad un grande sforzo per salvare questi animali in difficoltà. Tre attivisti della sezione locale: Tommaso Repola, Fernando Tresca e Marcello Stefanucci sono stati impegnati alternativamente nei trasporti della fauna in difficoltà. Circa 550 km con l’auto sono stati percorsi dai volontari della LIPU di Benevento per salvare questi animali iniziando dalla mattina presto quando uno di loro è stato a Tocco Caudio per prelevare i giovani picchi trovati in un bosco da Donato Lombardi e Francesco Tontoli. Alle 10.30 del mattino un altro volontario LIPU è partito alla volta del Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU a Casacalenda, in provincia di Campobasso nel Sannio Molisano, per ricoverare i cinque piccoli uccelli sfortunati. Infine nel tardo pomeriggio, con ritorno in serata, altri due volontari hanno trasferito allo stesso Centro Recupero: il gruccione che è stato recuperato a Foglianise ed ha visto l’interessamento di Saverio Santamaria e dei suoi colleghi del Deposito Locomotive a Benevento per l’affidamento alla LIPU; il gheppio che una staffetta tra i Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Montesarchio e di Benevento ha fatto sì che fosse consegnato ai volontari della LIPU.

Al Centro Recupero LIPU a Casacalenda la responsabile, Angela Damiano, ha ricoverato tutti questi animali con grande professionalità e disponibilità andando, come spesso capita, anche oltre gli orari di lavoro previsti.

Il delegato LIPU di Benevento così si esprime su questi recuperi: “In questo periodo siamo costretti ad un super-lavoro per quanto riguarda il recupero di fauna selvatica perché agli animali feriti che normalmente arrivano per cause dovute soprattutto ad interferenze antropiche si aggiungono i nidiacei visto che questa è la stagione della nidificazione degli uccelli. Spero che il servizio pubblico che garantiamo sia riconosciuto dagli Enti Pubblici territoriali e che ci aiutino anche economicamente perché sino ad ora stiamo provvedendo solo con le risorse private dei nostri attivisti essendo state prosciugate le casse della sezione locale a causa di questa attività. Allo stesso tempo non va dimenticato il grande sforzo economico che sostiene il nostro Centro Recupero a Casacalenda ricoverando circa 100 animali all’anno dalla provincia di Benevento”.

Benevento, 26 maggio 2010
LIPU – sezione di Benevento

Il gruccione, uno degli uccelli più colorati d'Europa, ritrovato a Foglianise e trasferito dalla LIPU-Benevento al Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU a Casacalenda, in provincia di Campobasso nel Sannio Molisano

I 5 giovani esemplari di picchio rosso maggiore ritrovati in un bosco a Tocco Caudio e trasferiti dai volontari della LIPU Beneventana al CRFS LIPU a Casacalenda

I 5 giovani picchi caduti dal nido a Tocco Caudio nel Parco Regionale Taburno Camposauro

Il gheppio maschio che, ritrovato ferito ad un'ala nel territorio di Montesarchio, è stato trasferito dalla LIPU beneventana al CRFS LIPU a Casacalenda (Cb)

In questa foto del gruccione, ritrovato a Foglianise e trasferito al CRFS LIPU a Casacalenda, si nota la ferita dell'ala per l'impatto con un'auto

LE GRU IN MIGRAZIONE SI FERMANO A C.DA PANTANO PRESSO BENEVENTO

La piana fluviale di Pantano nelle immediate vicinanze della città di Benevento; cerchiato di rosso è la zona dove il 19 dicembre 2009 si sono fermate circa 500 gru in migrazione (cliccare sulla foto per ingrandirla); foto di Marcello Stefanucci

Le gru nella piana di Pantano formata dal fiume Calore; foto scattata dalla collina della Gran Potenza (foto di M. Stefanucci)

Gruppi di gru (cerchiati di rosso) nel cielo sopra la piana di Pantano (foto M. Stefanucci)

Le gru fotografate sopra la collina della Gran Potenza mentre iniziavano la planata verso la piana di Pantano (foto M. Stefanucci)

Quando quel 19 dicembre del 2009 alcuni volontari della LIPU si trovavano sulla collina della Gran Potenza oltre ad avvistare moltissime gru hanno potuto sentire chiaramente il loro caratteristico verso in un concerto composto da centinaia di individui

Centinaia di gru volano sulle teste dei volontari della LIPU sulla collina della Gran Potenza prima di planare verso la piana fluviale di Pantano (foto M. Stefanucci)

Cerchiati di rosso i folti gruppi di gru nella piana di Pantano; la foto è stata scattata a Pantano (foto di Serena Iele)

Uno stormo di gru in volo giunge alla piana di Pantano da un'altra direzione volando sopra la collina di S. Vitale all'opposto della collina della Gran Potenza (foto di Serena Iele)

Gru in volo sopra la collina di S. Vitale in prossimità della piana di Pantano (foto di Serena Iele)

Gru in volo sopra la collina di S. Vitale (foto di Serena Iele)

La caratteristica formazione a "V" del volo delle gru (foto di Serena Iele)

Nella foto di Serena Iele si vedono altre gru in volo; si trovano tra la collina di S. Vitale e la piana di Pantano dove si poseranno

Ancora uno stormo di gru che volano nella formazione a "V" (foto di Serena Iele)

Gli stormi di gru che giungono alla piana di Pantano si intensificano, alla fine saranno circa 500 esemplari a sostare nell'area fluviale presso Benevento (foto di serena Iele)

Le gru nella piana di Pantano, diverse decine sono ancora posate a terra altre hanno già preso il volo (foto di Serena Iele)

Centinaia di gru si alzano in volo dalla piana di Pantano alle porte di Benevento (foto di Serena Iele)

Lo spettacolo delle gru che si alzano in volo che emettono il loro verso in centinaia di "voci" è stato un evento naturale di grande importanza per Benevento (foto di Serena Iele)

Pantano avvolta dal volo delle gru (foto di Serena Iele)

Le centinaia di gru si stagliano nitide sullo sfondo del plumbeo cielo sopra la piana di Pantano (foto di Serena Iele)

La "nuvola" di gru nel cielo sopra Pantano (foto di Serena Iele)

La volontaria della LIPU Serena Iele documenta tutte le fasi della sosta delle gru nella piana di Pantano

Oramai le gru sono pronte per lasciare il punto di sosta di Pantano e continuare il loro viaggio di migrazione (foto di Serena Iele)

Le gru in volo verso la costa tirrenica documentate dalla foto del dott. Antonio Mariano

Le gru in volo sulla Valle Caudina quello stesso 19 dicembre 2009 (foto di Antonio Mariano)

Il dott. Antonio Mariano, appassionato di ornitologia, il 19 dicembre 2009 ha seguito il volo delle gru da Benevento a Napoli documentandolo con queste affascinanti foto

Gru in volo sopra la Valle Caudina (foto di Antonio Mariano)

500 GRU FANNO SCALO A BENEVENTO SULLA ROTTA DELLA GRANDE MIGRAZIONE

A V E , A V E S !

di Tommaso Repola

L’ ufficiale della Polizia Provinciale che ha tenuto un paio di lezioni del corso per operatore faunistico durante la passata primavera al MUSA di Contrada Piano Cappelle, mi ferma sulla soglia d’ ingresso del Palazzo del Volontariato mentre sto lasciando la sede LIPU, ieri mattina, piuttosto sul tardi, dopo essermici trattenuto per una mezz’ ora o poco più. E’ con un suo collega e tiene in mano una fotocamera: >>Ho bussato ripetutamente alla vostra porta prima di uscire, ma non c’ era nessuno. Ho anche chiamato al telefono il vostro affiliato Franco D’ Ambrosio ma era impegnato altrove dal lavoro. Veniamo adesso da Piano Pantano, dove sono confluite circa 5oo gru in migrazione. Una cosa che non ricordo vista prima qui a Benevento. Ora sembrano in movimento di nuovo, forse per riprendere il loro viaggio<<. Ringrazio i Provinciali per la premura avuta, li invito a mantenere viva l’ allerta in avvenire visti i felici sviluppi faunoambientali or ora in atto e chiamo immediatamente Marcello, che mi risponde già a sua volta parzialmente raggiunto dalla grande novella. Mi rinnova l’ appuntamento per il pranzo, dove sua madre ci attenderebbe, prima di partire l’ indomani per l’ Ungheria; ma, mentre sono su a cambiarmi gli stivaletti con calzature meno operative, mi richiama e mi convoca sotto il portone di casa sua per correre insieme a lui verso la grande piana dove i grandi migratori sembrano invece tornare a confluire sempre più numerosi: reinverto fulmineo il cambioscarpe e copro a passo di corsa bersagliera i due incroci e i tre segmenti viari che ci separano.

Prendiamo la vetusta Fiat Uno rossa con la quale Marcello mi ha recentemente assegnato due soccorsi avifaunistici fino all’ oasi LIPU di Casacalenda e acceleriamo le manovre di uscita dal cortile interno per raggiungere prestissimo, il prima possibile una visione che si annuncia come grandiosa già nelle sue scarne anticipazioni tecnico-descrittive. Mentre guido nell’ attraversamento del centro, Marcello comunica al telefono e scambia informazioni a mitraglia con quanti possono concorrere a ragion veduta in una pertinente utilità operativo-documentaristica; uscendo verso le aree periferiche che ci portano sul clinale nordovest della collina della Gran Potenza, i nostri sguardi cominciano a scrutare le molteplici direzioni panoramiche che ci si aprono innanzi alla ricerca degli ospiti di assoluto lusso che stanno popolando il cielo, la terra e le zone fluviali che noi stessi ora con essi condividiamo. Scendiamo dalla vettura all’ altezza dell’ incrocio panoramico verso la grande piana, e in pochi istanti Marcello individua il primo nutrito gruppo di gruidi che staziona al centro della verde distesa giù in lontananza.
Altri pochi istanti e cominciano i nostri avvistamenti anche di individui in volo, pian piano in aumento, da tutte le direzioni. Alle nostre spalle spunta un piccolo stormo suddiviso in gruppetti di tre, quattro uccelli o più, che vanno stringendo la loro formazione superandoci in planata 150/100 metri sopra le nostre teste, anche meno, dirigendosi più avanti verso il punto dove sembra si vada concentrando il grosso degli arrivi. Sentiamo ogni tanto i loro versi armoniosi e pacati mentre manovrano lenti in avvicinamento con la sicurezza elegante dei maestri della migrazione di lungo raggio. Marcello va a tutta con il materiale di ripresa di cui dispone: fotocamere inadeguate, purtroppo, all’ entità dell’ evento. Intanto vanno moltiplicandosi le nostre altruistiche comunicazioni telefoniche. Teniamo Franco al corrente, trattenuto com’ è dalla sua attività dalle parti di Caserta. Simone Iovino e Serena Iele sono in arrivo da un momento all’ altro: mi rispondono infatti dalla tangenziale alle nostre spalle. Marcello ed io malediciamo un po’ le nostre mezze ristrettezze che sommandosi ne compongono una intera che vale a spiegare la mancanza di un’ adeguata attrezzatura di cineripresa. Telefono di getto a mio fratello impossibilitato però a venirmi incontro nella bisogna. Francesco Cocca risponde pronto alla mia chiamata di “soccorso video”, ma la sua generosità ha purtroppo già beneficiato altri dello strumento che al momento quindi nemmeno lui può fornirci. Il pomeriggio inizia con uno spettacolo senza precedenti, per Marcello, per Simone, per Serena, per me. Le vedute, già piacevoli di per sé verso gli sfondi a valle, contro le colline e le montagne, o sul cielo soprastante, si arricchiscono del movimento elegante e quasi regale di un numero indefinitamente crescente di animali alati in virtuoso carosello sulle periferie settentrionali di Benevento: lo scenario assume una qualità a tratti surreale.
Ogni tanto, salgono per la strada dal fondovalle vetture con residenti della periferia in spostamento verso il centro: alcuni ci chiedono conferme circa le loro personali (esatte) osservazioni fatte dai momenti centrali del mattino in cui i primi arrivi si sono manifestati. Spero che nelle vaste contrade circostanti qualcuno stia avendo la possibilità di immortalare adeguatamente le scene che continuiamo ad ammirare: le formazioni di gru in arrivo disegnano scenografie di danza aerea di grande bellezza alle quali vogliamo abituarci immediatamente, con formazioni di varie grandezze in intemerato volteggio su diversi livelli di volo, in decisa evidente manovra conclusiva di atterraggio nel centro della pianura alluvionale di Pantano-Serretelle.
Il “film” che sta andando in onda sulla macchia forestosa igrofila alle porte di Benevento nei dintorni della Via Appia in direzione di Roma, quel bosco igrofilo che Marcello in passato ebbe a paragonare in certe riuscite fotografie a uno spicchio di Borneo (o si riferiva allora a Contrada Cellarulo…? Vale uguale!), si lascia paragonare stavolta dalla sua giusta attenta osservazione all’ ambientazione di un documentario naturalistico a cielo aperto; io mi spingerei oltre e lo assimilerei alla fantasia felice e sognante degli adulti dalle grandi vedute e lo paragonerei insomma a certe incredibili scene disneyane a carattere favolistico-naturalistico: le gru, nel cielo e sui prati umidi, coronate da altre specie messe momentaneamente in sottonumero, visibili “a schermo pieno” dalla Gran Potenza, sono uno spettacolo degno di quelle immaginifiche animazioni. Marcello trova altri bersagli per il suo obiettivo: aironi, cormorani, tutta >gente< conosciuta, che evoluisce più da presso del nostro punto di osservazione quasi ingelosita dall’ immensa attrazione costituita dalla nuova imponente identità faunoabitativa apparsa sulle zone umide urbane a ridosso della città di Benevento, le quali sembrano ottenere dalla maestà incontestabile della Natura sovrana tutte quelle certificazioni che stolidi criteri macroamministrativi sembrano voler loro negare, un po’ come in certe favole disneyane prima del lieto fine.
C’ è stato un momento preciso in cui tutti quanti i 180 gradi stereoscopici che vestivano gli orizzonti a noi circostanti mi sono apparsi costellati di quelle magnifiche figure in volo che si stagliavano dinamiche contro gli sfondi tutt’ intorno, animandoli con un “valore aggiunto” impagabile.

Bisogna ora avvicinarsi il più possibile all’ area di concentramento a terra degli animali, e per farlo bisogna aggirare dall’ esterno la conca naturalistica che costituisce la periferia nord della città, raggiungendo la pista ciclopedonale “Paesaggi Sanniti” là dove essa si allunga al piede della collina di San Vitale. Ci accordiamo con Simone e Serena prima di abbandonare la carezza del freddo tagliente che da quel punto a mezza costa della Gran Potenza ha contribuito ad acutizzare le nostre sensazioni, saliamo in auto e salutiamo una prospettiva di sereno prevalente e soleggiato interpunto da nubi sceniche come sempre di grande effetto, prospettiva nella quale va configurandosi una situazione per dir così “zooaeroportuale” senza pari, per andare ad osservare il tutto da un’ altra prospettiva, parcuale questa a tutto sesto. Partiamo, e dalla tangenziale ovest Marcello continua i suoi contatti telefonici operativi fra i quali inserisce la convocazione seduta stante dell’ emittente televisiva Telebenevento, direttamente giù nella piana di Pantano, al fine di scongiurare una imperdonabile perdita documentaria. Mentre aggiriamo parte della città, vediamo al nostro lato alcune di quelle grandi creature alate passare non lontano da noi, quasi come accompagnandoci reciprocamente, uomini e uccelli, incontro ad una comune destinazione di convivenza e di libertà.

Raggiungiamo la testata della pista e parcheggiamo. Un miglio a piedi per andare in un punto centrolaterale della piana a visuale spalancata e accorciare al minimo la nostra distanza dagli animali a terra. Marciando a lunghi passi vediamo alcune persone ferme poco oltre il primo casello, che osservano e fotografano; ci prende l’ ansia all’ improvviso di presenze moleste agli animali, addirittura di potenziali minacce umane. Avvicinandoci, distinguiamo poco più avanti di quelle persone Serena e Simone che ci hanno preceduti di poco e ci rientusiasmiamo; ancora pochi passi e sulla sinistra cominciano a comparire i nostri amici trasvolatori. Quando riprendo il binocolo a Simone, metto a fuoco fino a un chilometro in linea d’ aria di fronte a me e scorgo le sagome flessuose degli aironiformi al pascolo beato nella semipalude in cui in questi giorni consiste il nucleo dell’ area di Contrada Pantano, non a caso così denominata da tempi remoti. Il pomeriggio si inoltra e si consuma mentre le gru si sparpagliano illuminate dal sole algente cui si intercalano momenti di ombre date da nubi leggere: le osservo procedere sicure e padrone del campo, calare la testa al suolo a beccare qua e là a sazietà. E’ ormai chiaro che gli animali hanno stabilito, cautamente, progressivamente, selettivamente, una confidenza preferenziale col territorio che avevano cominciato a ispezionare, prima dal cielo e poi dal suolo, dal momento del loro arrivo intorno alle dieci del mattino di ieri sabato 19 dicembre 2009, secondo la testimonianza diretta di qualche abitante della contrada che viene a tenerci compagnia.
Guardiamo un miglio scarso a sinistra, verso la testata pista: due sagome marciano verso di noi. Quando si fanno più vicine distinguiamo bene l’ uomo e la donna, due giovani che avanzano a passo lesto con le attrezzature televisive trasportate a mano: sono gli inviati di Telebenevento che arrivano sul luogo convenuto con buona tempestività. Avrei giustificato in pieno la percorrenza in auto del tratto di pista che li separava dal punto di osservazione, per motivi di servizio e per la evidente innocuità di un eventuale loro breve movimento in auto, ma i due sanno dimostrarsi ligi in maniera esemplare al regolamento di accesso alla struttura. Ci raggiungono: riconosco nella giornalista una brillante signorina di nome Mariarosaria, mentre il cineoperatore si mette subito al lavoro per fissare la telecamera. Passa qualche pedone e qualche ciclista apparentemente indifferente alla straordinaria presenza aviaria che sta facendo da contorno al suo esercizio, intanto che l’ intervista a Marcello Stefanucci può iniziare in una situazione di paradisiaca tranquillità come si conviene ad un parco naturalistico di grande ambizione.
Continuano pure gli arrivi dei gruidi. Da nord, dalla direzione quindi dell’ oasi WWF di Campolattaro, un altro stormo fatto a sua volta di più sottoinsiemi per un totale di una trentina di esemplari ci arriva da tergo in quota, cominciando una lenta discesa secondo traiettorie sinuose che inizio a seguire meticolosamente col binocolo. Posso apprezzare distintamente la calcolata perdita di velocità, l’ estensione verticale delle zampe a freno aerodinamico e leva baricentrica combinata con l’ accentuazione negativa del diedro alare esterno, la repentina interruzione di portanza e la successiva discesa prossima al perpendicolo, con chiara azione collettiva di più esemplari affiancati, fino alla ripresa finale uscendo dalla fase paracadutistica di nuovo a riprender portanza fra ala fissa e ala battente per un atterraggio da veri maestri di alta navigazione aerea. Siamo in una situazione incredibilmente privilegiata per una zona periurbana: vado scambiando con Simone e Serena e Marcello pareri sulla probabilità oramai assai reale che i migratori, da ore qui convenienti in ricongiungimento massivo, con la parte luminosa del giorno agli sgoccioli, possano pernottare nella spettacolosa pianura fluviale fra la Gran Potenza e San Vitale.

Improvviso, invece, il rumore lacerante di due schiocchi secchi, provenienti in rapida sequenza dalla zona del fiume, squassa la calma ideale che incorniciava una realtà così magicamente venutasi a creare nel corso delle ore centrali della fortunata giornata di ieri. Schiocchi è un termine generico per indicare rumori violenti che più esattamente sono sembrati non accidentali e non casuali; avvertiti distintamente da noi che rispetto ai trampolieri eravamo un migliaio di metri o quasi più al riparo da quell’ improvviso sussulto sonoro, i due spari _tale la definizione più appropriata di quegli “schiocchi”_ hanno innescato un processo irreversibile che ha capovolto in pochi attimi uno stato di fatto costituitosi in una successione temporale di eventi regolati dalle leggi perfette della natura. Gli animali più prossimi al trauma acustico si sono mossi di soprassalto involandosi senza un ordine preciso, fra gridi sempre più stridenti, con un effetto domino che in men che non si dica ha trasformato l’ intera colonia in una sorta di gigantesco sciame chiassosissimo in caotico decollo, fra traiettorie inizialmente convulse che man mano li hanno allontanati dall’ area nella quale tanto miracolosamente con tanta posata circospezione avevano uno dopo l’ altro fatto arrivo, in cinquecento e forse più, secondo la stima visuale fatta dagli uomini della Provinciale prima e più che confermata da noi secondo la nostra successiva osservazione.
La grande formazione si allontana inesorabilmente, giro dopo giro, con pochi sfilacciamenti, incurante del calare della luce; la direzione presa sembra condurre le gru verso la Valle Telesina e la confluenza Calore-Volturno. E dire che quando eravamo arrivati laggiù, nonostante le centinaia di metri di distanza di rispetto che ci separavano fisicamente dalla quiete selvatica degli uccelli in sosta, Marcello aveva persino rifiutato di indossare il berretto in sintetico di un arancione acceso che io gli porgevo a difesa dalla bassa temperatura; questo, al fine di evitare la più piccola interferenza, finanche cromatica, in possibile alterazione dei fragili equilibri faunistico-insediativi al momento in gioco.

Quando lasciamo Pantano, diretti a sud in Contrada Spinaginosa al capo opposto delle periferie cittadine per soccorrere una poiana recuperata da meritevoli volenterosi lì residenti, prima facciamo tappa nella vicina Contrada Malecagna in malcelata via di urbanizzazione, una cerniera fra l’ estensione di Pantano ed il Rione Ferrovia vero e proprio, per recuperare a casa di Serena il fodero della fotocamera che Marcello ha dimenticato lì. Una ultima gru, isolata e solitaria, continua a sorvolare con incessanti inversioni curvilinee quest’ area durante tutta la nostra fermata, mentre la sua comunità va scomparendo nell’ orizzonte del tramonto che incombe; essa ci sorvola bassissima come a voler richiamare le sue compagne e convincerle che con la nostra presenza (Marcello, Serena, io…) potremmo esser garanti di sicurezza e di ospitalità. In serata stessa apprenderò che una presenza slava di temprata esperienza sulle gelide estensioni fluviali delle lontane regioni dell’ est, riconosceva ieri mattina nei paraggi del Rione Ferrovia i suoi familiari журавли [zhuravlì] già solo dal loro inconfondibile verso corale: la migrazione faunistica e quella umana ridisegnano congiunte il respiro della storia minima su una nuova, impegnativa scala.

Stamattina, sono tornato in bici a Pantano in orario mediano: perciò 24 ore circa dopo i primi arrivi di ieri. Tutto era _per quanto ne so_ come ieri l’ altro, come tre giorni fa, come la domenica precedente… Quelle belle creature alate avevano definitivamente esaurito il loro scalo beneventano, per questa volta almeno. Ho percorso tutta la pista. Ho raggiunto la vecchia dismessa stazione di Vitulano. Un minuto di sosta contemplativa e quindi la ripartenza a rientrare. Pochi metri, e poi lugubre, insopportabile, la detonazione di una fucilata, seguita subito da altre due. Il senso che provo stavolta non è di semplice distacco ma di una riprovazione che rasenta il ribrezzo nudo e crudo, tanto più se la necessità venatoria coincide con la sordida eliminazione legalizzata di specie tanto disgraziate perché meno ammirate e meno protette di grossi spettacolari migratori. Più che mai, infine, la riprovazione si esacerba, se l’ estensione di un’ area cosiddetta protetta si assottiglia alle dimensioni di una striscia impercettibile agli animali e al loro senso di padronanza degli spazi liberi così come loro concesso per diritto evoluzionistico o creazionale che dir si voglia.

Gli atterraggi delle gru si moltiplicano (foto di Serena Iele)

Scelto lo scalo, le gru si preparano a perdere quota (foto di Serena Iele)

Protette fra la purezza del cielo e la bellezza di una terra di nuova conquista (foto di Serena Iele)

Non in poche, non per caso, non senza ritorno... (foto di Serena Iele)

500 GRU A PANTANO NELL’OASI DEL FIUME CALORE

Comunicato stampa

Nella piana di Pantano si sono fermate 500 gru in migrazione

La LIPU beneventana: “Ora non si può più aspettare, l’Oasi istituita deve essere operativa”

Un eccezionale evento naturalistico si è verificato sabato scorso nella piana alluvionale di Pantano, nelle vicinanze della città di Benevento. Numerosissimi esemplari di gru (Grus grus), impegnati nel viaggio di migrazione, si sono fermati per riposarsi e rifocillarsi.
Lo spettacolo che si è presentato agli occhi prima degli abitanti della contrada, poi degli uomini di una pattuglia della Polizia Provinciale e quindi dei volontari della LIPU, è stato meraviglioso, degno dei migliori documentari naturalistici. In successione diversi stormi di gru sono sopraggiunti nella piana di Pantano e nel giro di poco più di un’ora circa 500 esemplari hanno toccato il suolo. Chiunque ha assistito a tale evento si è emozionato nel vedere il volo con collo allungato e ali spiegate di questi grandi uccelli trampolieri e nell’ascoltare il loro caratteristico verso.
Purtroppo però due colpi di fucile, forse neppure sparati verso le gru, ma comunque da breve distanza, ha spaventato alcune di esse diffondendo il panico nel foltissimo stormo che sostava nei campi agricoli. A questo punto tutti gli esemplari hanno preso il volo disperdendosi in più gruppi.
In realtà le gru non sono stanziali in Italia, ma si fermano per spezzare la loro lunga migrazione che in autunno le conduce dai siti di nidificazione, ubicati nel nord-est dell’Europa (Danimarca, Germania settentrionale, Polonia, Paesi Baltici, Russia e Scandinavia) sino a quelli di svernamento nel bacino del Mediterraneo, in particolare nel sud della Spagna e nei Paesi dell’Africa settentrionale. Alla fine dell’inverno poi effettuano il viaggio inverso.
Tutto questo dimostra l’importanza del fiume Calore – con le sue piane alluvionali e le pendici collinari che ne descrivono la valle – come corridoio ecologico per lo spostamento delle specie animali, tesi già in passato sostenuta dalla LIPU basandosi su diversi avvistamenti faunistici e recuperi di uccelli feriti, sia di gru che di altre specie.
Il rammarico, come dimostrano i colpi di fucile che hanno spaventato e allontanato le gru, è che l’istituzione dell’Oasi di protezione “Zone Umide Beneventane” non è sufficiente se non la si rende operativa. Infatti la LIPU beneventana, che ha voluto fortemente questa Oasi facendola inserire nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale, denuncia tale non esecutività attraverso il suo responsabile, Marcello Stefanucci: “Ci sono voluti ben 7 anni per istituire questa area protetta lungo il fiume Calore a monte e a valle di Benevento, a causa delle continue resistenze e ostruzionismi della parte più estremista del mondo venatorio e di alcuni funzionari provinciali accondiscendenti a tali esigenze. Ora si deve recuperare il tempo perduto e facciamo appello al Presidente della Provincia, Aniello Cimitile, e all’Assessore all’Ambiente, Gianluca Aceto, affinché si concordi con la LIPU una linea d’azione che porti a tutelare concretamente queste aree e a realizzare opere di miglioramento ambientale e di rinaturazione, insieme ad altre di valorizzazione e fruizione naturalistica.”

Benevento, 20 dicembre 2009

LIPU – sezione di Benevento

Le centinaia di gru posate, il 19 dicembre 2009, sui campi coltivati a Pantano presso Benevento (foto di Serena Iele)

Uno stormo di gru in volo verso la piana di Pantano a Benevento (foto di Serena Iele)

Le gru si alzano in volo (foto di Serena Iele)

Centinaia di gru in volo sopra la piana fluviale di Pantano presso Benevento (foto di Serena Iele)

Le gru volano sulla piana di Pantano nell'Oasi delle Zone Umide Beneventane (foto di Serena Iele)

SVASSO MAGGIORE FERITO RITROVATO IN CITTA’

Comunicato Stampa

Ancora un’emergenza faunistica che rivela l’importanza del corridoio ecologico del fiume Calore a livello non solo provinciale

LA LIPU SALVA UNO SVASSO FERITO RITROVATO IN PIENO CENTRO URBANO A BENEVENTO

L’uccello acquatico è stato operato al Centro Recupero della LIPU nel Sannio Molisano dove ora si trova in prognosi riservata

La città di Benevento continua a stupire dal punto di vista faunistico! Dopo le circa 500 gru posatesi in località Pantano lo scorso 19 dicembre, ora in pieno centro urbano è stato ritrovato un uccello acquatico che non è facile avvistare in ambiti fluviali come quelli che attraversano Benevento. Si tratta di uno svasso maggiore (Podiceps cristatus) che nella notte tra sabato e domenica è stato rinvenuto ferito in Viale dei Rettori nei pressi del Terminal degli autobus extraurbani. Una giovane donna, Maria Grasso, insieme a due amici l’hanno prelevato e trasportato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli al Rione Ferrovia. Qui gli operatori ospedalieri si sono messi a disposizione e hanno operato le prime fasciature all’animale, prima dell’arrivo di un volontario della LIPU beneventana, che nel frattempo era stato avvertito dal Corpo Forestale dello Stato.
L’intervento della LIPU si è svolto durante la notte concludendosi verso le quattro, e comunque il mattino dopo una squadra di volontari era pronta per trasferire lo sfortunato animale al Centro Recupero Fauna Selvatica che la LIPU gestisce a Casacalenda, in provincia di Campobasso, nel Sannio Molisano. Ad effettuare il trasposto sono stati il delegato della LIPU a Benevento, Marcello Stefanucci, e la zoologa ungherese Márta Kocsis, collaboratrice della locale sezione LIPU, che hanno consegnato l’animale nelle mani della responsabile del Centro, Angela Damiano. Dopo le prime cure, già nel pomeriggio della domenica il veterinario ha effettuato una difficile e lunga operazione per ricomporre la frattura in più parti della zampa dello svasso e suturare la grave ferita al collo. Ora l’animale è in prognosi riservata al Centro Recupero della LIPU a Casacalenda che in questi ultimi sette anni ha curato centinaia di animali provenienti dalla provincia di Benevento.
Risulta abbastanza strano che un uccello acquatico come lo svasso, tipico dei laghi dove non si avvicina quasi mai alla riva, si sia trovato in piena città. Probabile che l’animale stesse effettuando uno spostamento migratorio, per sfuggire al freddo di questi giorni, e che facesse parte di quel folto gruppo che si è fermato – come afferma Enzo Mancini, guardia dell’Oasi WWF – nell’invaso di Campolattaro proprio nel fine settimana scorso.
Se poi andiamo ad analizzare il luogo del ritrovamento si può verificare che il Viale dei Rettori è abbastanza vicino al fiume Calore, a circa 400 metri. Questo recupero dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza del fiume Calore come corridoio ecologico consentendo a numerose specie animali di spostarsi lungo la sua valle. Ciò è stato sancito pure dal recente Piano Territoriale Regionale (PTR) della Campania che individua il fiume Calore sannita, anche nel tratto che attraversa la città di Benevento, come uno dei più importanti corridoi ecologici del territorio regionale (il PTR definisce il sistema di aste fluviali Volturno-Calore-Ufita come corridoio ecologico trasversale, ossia dalla costa agli Appennini, di primaria importanza).
Alla luce di ciò la LIPU chiede che questi aspetti di pianificazione territoriale, insieme alle evidenze naturalistiche, siano elementi fondanti del Piano Urbanistico Comunale di prossimo approdo in Consiglio Comunale e che le osservazioni della LIPU al Piano siano tenute in giusto conto proprio in tale ottica di tutela del territorio.

Benevento, 13 gennaio 2010
LIPU – sezione di Benevento

I fiumi a Benevento, il punto di vista di una naturalista ungherese che vive a Benevento

Calore prima e dopo
I fiumi a Benevento: problemi e soluzioni

di Marta Kocsis

Come si sia ridotto il fiume in cui, negli Anni ’50 e ’60, una generazione imparava a nuotare, giocare e ammirare le bellezze della natura, è un tema da approfondire.
Partiva in quei decenni, un’attivitá distruttiva, che considerava esclusivamente l’uomo, senza il suo “habitat”, il paesaggio, la natura.
Questa visione sbilanciata non poteva che portare ai diversi risultati negativi che oggi sono sotto i nostri occhi:
• al posto di un fiume con acqua abbondante e pulita, abbiamo, nei mesi estivi, un corso d’acqua con una portata ridottissima, dove scorronno esclusivamente i liquami di fogna;
• una forte riduzione della folta vegetazione ripariale, costituita da boschi igrofili e da estesi canneti, e dei suoi inquilini naturali (pesci, uccelli, insetti, rettili), e al posto di tutto questo, abbiamo molte volte, edilizia abusiva, ma anche un’urbanizzazione senza senso e ruolo, e argini di cemento che hanno interrotto il rapporto con il fiume.
Anche se i decenni passati hanno lasciato le loro tracce incancellabili è nostro compito migliorare la situazione. Quali sarebbero le soluzioni possibili?
Un primo passo potrebbe riguardare il rispetto delle leggi giá esistenti che prescrivono fasce di rispetto lungo i fiumi, non concedendo, entro questa fascia, la cementificazione e la coltivazione della terra. Per evitare che i fiumi diventino fogne e discariche, si dovrebbero costruire depuratori dalle dimensioni poco impattanti, e per liberarli dai rifiuti, si dovrebbe praticare la raccolta porta a porta invece che porta a fiume. Controllare, e in alcuni periodi proibire, l’attingimento di acqua dal fiume per innaffiare i campi perchè così, oltre a diminuire fortemente le possibilitá di sopravvivenza di numerose specie acquatiche, si potrebbero avere delle conseguenze negative dal punto di vista igienico-sanitario.
Si dovrebbero realizzare opere di ingegneria naturalistica per sostituire strutture esistenti che hanno stravolto la naturalità del fiume e creare spazi che rendano possibile un rapporto stretto con il fiume senza danneggiarlo.
Concedere il permesso di praticare, nei pressi del fiume, solo attivitá ecocompatibili, principio al quale dovrebbero attenersi anche e soprattutto le manifestazioni ambientaliste, eventi sportivi e culturali che devono essere tali, non solo per il titolo (come dimostra quella svoltasi il 3 e il 4 ottobre di quest’anno, quando vi sono stati ulteriori danneggiamenti con quad delle sponde e della vegetazione fluviale). Creare, quindi, parchi verdi, aree protette dando la possibilità di vivere un’altra realtà, una realtà diversa da quella della città, dell’area urbanizzata.
La sezione LIPU di Benevento da anni si occupa di queste problematiche e contribuisce a tenere alta l’attenzione sullo stato del fiume. Avvistamenti, eventi, denunce di scempi ambientali, e infine, il grande risultato della istituzione di un’Oasi di Protezione lungo il fiume Calore, permettono di identificare quest’area ricca di valori e non é tutta dimenticata. Per una valorizzazione e un ripristino c’é bisogno di piú del lavoro di una sola associazione entusiasta, ma occorre una cittadinanza responsabile e unità di forze per arrivare, o per meglio dire ritornare, ad avere luoghi fiabeschi descritti da persone beneventane di mezz’etá. Esisteva veramente? Vogliamo rivedere, riavere?

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista B_Magazine nel numero di novembre 2009

SUL DOCUMENTO PRESENTATO AL SINDACO DALLE ASSOCIAZIONI CONTRO LA PRESENZA DI FUORISTRADA E QUAD VICINO AL FIUME

A distanza di due mesi il sindaco ancora non ha risposto ai 2 Coordinamenti di Associazioni e Comitati, alle 15 Associazioni, ai 2 Comitati civici e alle 74 persone firmatarie del documento-denuncia contro la manifestazione avutasi all’inizio di ottobre a Pezzapiana con auto da fuoristrada e quad vicino al fiume. In particolare nel documento si chiede quali siano stati gli iter autorizzativi e nel caso non siano stati dati perchè gli organismi comunali preposti al controllo del territorio non siano intervenuti.
Il N.I.P.A.F. e il Comando Stazione di Benevento del Corpo Forestale dello Stato, invece, sono intervenuti immediatamente, ossia pochissime ore dopo la consegna, da parte della LIPU-Benevento, della richiesta di verifica di compatibilità con l’ecosistema fluviale delle attività che si stavano svolgendo nella zona di Pezzapiana vicino al fiume Calore. La cosa strana è che al momento dell’intervento degli uomini della Forestale sul luogo degli eventi non vi era l’autorizzazione comunale, che è arrivata dopo più di un’ora, a sentire il resoconto di uno dei Nuclei del C.F.S., su carta intestata del Comune di Benevento. E’ stata forse fatta un’autorizzazione al momento? visto anche che l’Associazione ARF è molto vicina ad uno degli assessori dell’ultima versione della Giunta Pepe…
Si attende sempre una risposta!

Benevento, 6 gennaio 2010

Marcello Stefanucci (delegato LIPU-Benevento)

Si può parlare di valorizzazione del fiume Calore con auto fuoristrada e quad nelle sue immediate vicinanze? La polemica scoppiata tra la LIPU e l’Associazione Amici del Rione Ferrovia affiancata da due associazioni di fuoristrada – ATTO 8

Documento indirizzato al Sindaco di Benevento e alla stampa locale

Evento contraddittorio a Pezzapiana:
con fuoristrada e quad non si salva il fiume Calore

Si fa un gran parlare delle problematiche dei corsi d’acqua a Benevento, ma invece di fare passi avanti per salvare quello che c’è (che comunque è ben poco rispetto alla situazione di 50 anni fa) realizzando interventi atti a migliorare la precaria situazione esistente (depurazione dell’acqua, eliminazione degli scarichi abusivi di rifiuti solidi, realizzazione delle opere di ingegneria naturalistica, creazione e rispetto delle aree protette, ecc.) si ignora la gravitá della situazione e ci si illude di fare qualcosa di positivo promuovendo all’interno di una manifestazione come ”Salviamo il fiume Calore” eventi che, a dispetto del titolo, non hanno nulla a che vedere con la salvaguardia dell’ecosistema fluviale.

Il primo fine settimana di ottobre nell’ambito di questo evento sotto gli occhi dell’intera comunità beneventana si è provveduto a manomettere con grandi macchine escavatrici l’area fluviale di Pezzapiana presso la città di Benevento. Sono stati fatti significativi movimenti di terra per la realizzazione di piste, con profondi fossi e alte rampe, per fuoristrada e quad, veicoli a motore che non hanno neanche rispettato le piste costruite invadendo le rive, il greto e il letto del fiume.

Tutto questo è successo in un’area che fa parte dell’Oasi ”Zone Umide Beneventane”, area protetta istituita recentemente per la protezione della fauna selvatica, oltre che uno dei piú importanti corridoi ecologici della Regione Campania e il più importante della provincia di Benevento.

Le sottoscritte associazioni vogliono esprimere la loro protesta per impedire che nel futuro cose del genere possano capitare di nuovo.

Tale azione non deve essere interpretata come una completa censura nei confronti di un’attività, l’escursionismo con fuoristrada (che comunque a nostro parere risulta essere culturalmente discutibile e assai dannoso per gli ambienti naturali) o contro l’iniziativa in toto che ha compreso anche attività a cavallo e in canoa – né tantomeno verso le associazioni che hanno promosso l’iniziativa. Questa è soprattutto una netta denuncia nei confronti di un lassismo di chi dovrebbe essere preposto a vigilare sul territorio e che inaccettabilmente lascia che vengano ignorate e non rispettate le leggi in materia di salvaguardia degli ambienti e contro un modo di fare tutt’altro che rispettoso della natura che non va intesa come un qualcosa a completo uso e consumo del genere umano ma che va invece conosciuta intimamente, rispettata e temuta come proprio l’anniversario dell’alluvione del ’49 avrebbe dovuto ricordare e insegnare.

Con la presente le Associazioni, i Comitati e le singole persone firmatarie

CHIEDONO

quindi che l’Amministrazione comunale chiarisca:

• in base a quali strumenti e a quali norme ha autorizzato i lavori di movimento terra effettuati con mezzi pesanti e rumorosi per la realizzazione di fossi e rampe per le evoluzioni di fuoristrada e quad;

• in base a quali assunti ha consentito ai quad il passaggio nel greto e nel letto del fiume e, qualora si ravvisasse l’assenza di atti autorizzativi, perchè gli uffici preposti al controllo e alla tutela del territorio non sono intervenuti a sospendere tali attività.

Infine SI CHIEDE

che vengano assolutamente vietate, come in qualunque altra zona protetta d’Italia, future escursioni con mezzi a motore all’interno di tutte le aree demaniali quali sono gli alvei fluviali e che nelle aree di pertinenza dei fiumi non vengano più autorizzati motoraduni o attività escursionistiche con mezzi fuoristrada o, almeno, qualora tale attività venga eccezionalmente permessa, che per lo meno essa venga preceduta da una attenta valutazione di incidenza, come d’altra parte prevedono le normative europee dall’Italia sottoscritte e ratificate.

COORDINAMENTI DI ASSOCIAZIONI
– Benevento Ecosolidale – Coordinamento provinciale delle Associazioni ambientaliste e solidali;
– Rete Arcobaleno di Associazioni per un’economia ecosolidale.

ASSOCIAZIONI
– Accademia Kronos – Sezione di Benevento;
– Art’Empori – persone consapevoli in librerie indipendenti – Benevento;
– Associazione Rete Arcobaleno Benevento;
– CAI Club Alpino Italiano – Sezione di Benevento;
– Città di Eufemia – Nodo di economia solidale – San Lorenzello;
– E’ più bello insieme – Benevento;
– FAI Fondo per l’Ambiente Italiano – Delegazione di Benevento;
– FIAB Sannio – Ambiente e biciclette – Benevento;
– GAS Arcobaleno Benevento – Gruppo d’Acquisto Solidale;
– La Cinta Onlus – Per il recupero della relazione uomo-animale – Benevento;
– Lerka Minerka – Associazione di escursionismo naturalistico – San Giorgio del Sannio;
– LIPU – Sezione di Benevento;
– Slow Food Benevento;
– Tandem21 – Consumo Critico e Commercio Equo e Solidale – Benevento;
– WWF Associazione Sannio – Benevento.

COMITATI
– A Guardia dell’Ambiente – Comitato civico di Guardia Sanframondi;
– Comitato contro la costruzione di un inceneritore a San Salvatore Telesino.

SINGOLE PERSONE
– Gabriella Moscati;
– Franco Annecchiarico;
– Serenella Martone;
– Daniele Melillo;
– Marta Kocsis;
– Alessio Masone;
– Vincenzo Columbro;
– Antonio Di Chiara;
– Giulio Martino;
– Fabio Santucci;
– Daniele Tufo;
– Pasquale Casciello;
– Maria Francesca Ocone;
– Massimo Mazzone;
– Antonio Medici;
– Carmela Longo;
– Nicola Sguera;
– Nicola Cocchiarella;
– Luca Zolli;
– Daniele Tufo;
– Maria Masone;
– Enzo Auletta;
– Alfio Corbo;
– Enzo Ascione;
– Marcello Stefanucci;
– Roberto Pellino (zio bacco);
– Tullio Zullo;
– Erasmo Timoteo;
– Angelo Moretti;
– Maria Pia Cutillo;
– Marilina Mucci;
– Mario Festa;
– Stefania Leone;
– Marina Paolucci;
– Antonio Passaro;
– Loredana Tursilli;
– Gerardina Carrozza;
– Fabio Panella;
– Maurizio Luciano;
– Adriana Ruocchio;
– Lorenzo Piombo;
– Aurora Lobina;
– Pina Fontanella;
– Angelo Miraglia;
– Quirina Taddeo;
– Nina Iadanza;
– Franco Russo;
– Oceane Baudouin;
– Salvatore Bava;
– Chiara Caporaso;
– Veronica Caretti;
– Marina Della Torca;
– Federica Francesca;
– Emilio Iele;
– Serena Iele;
– Giuseppe Iovino;
– Simone Iovino;
– Martino Ugo Izzo;
– Giuseppina Palatella;
– Carmine Pucillo;
– Tommaso Repola;
– Stefano Solinas;
– Fernando Tresca;
– Sergio Scarinzi
– Massimo Simeone
– Samantha Calandrelli
– Francesco Bevilacqua;
– Romilda Russo;
– Costantino Tufo;
– Pasquale Palmieri;
– Francesco Pascale;
– Pierluigi Santillo;
– Maria Laura Laureti;
– Fabrizia Rotili