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Nitticora intrappolata in una lenza da pesca soccorsa dalla LIPU

Nitticora intrappolata da una lenza utilizzata per la pesca e abbandonata su un ramo nel fiume Sabato a Benevento. (foto di Marcello Stefanucci)

Nitticora intrappolata da una lenza utilizzata per la pesca e abbandonata su un ramo nel fiume Sabato a Benevento. (foto di Marcello Stefanucci)

La nitticora soccorsa dalla LIPU. (foto di Stefano Solinas)

La nitticora soccorsa dalla LIPU. (foto di Stefano Solinas)

La LIPU soccorre nel fiume Sabato una nitticora

rimasta impigliata in una lenza da pesca

Spettacolare e complicato salvataggio da parte dei volontari della LIPU beneventana di un uccello

della famiglia degli aironi nel tratto cittadino del Sabato

Uno splendido esemplare di nitticora (Nycticorax nycticorax), uccello della famiglia degli aironi, è rimasto impigliato in una lenza utilizzata per la pesca nel tratto cittadino del fiume Sabato a Benevento. L’uccello che sorvolava probabilmente il fiume quasi a pelo d’acqua ha impattato il filo di nylon della lenza che pendeva, con tanto di amo, da un ramo. La nitticora è rimasta appesa per un’ala con il corpo nell’acqua per diverse ore sino a quando Gianmario Colucci, un giovane che abita in via Torre della Catena, non si è accorto dell’accaduto. Immediatamente il giovane ha contattato la Sezione locale della LIPU che è prontamente intervenuta. Sul posto è giunto prima il delegato della LIPU beneventana, Marcello Stefanucci, quindi un altro volontario dell’Associazione, Stefano Solinas, i quali hanno dovuto compiere un complicato recupero, visto che l’animale era imprigionato a 4-5 metri dalla riva perché la lenza pendeva da un ramo che si protendeva nel fiume. L’intervento di salvataggio si è svolto sulla riva opposta a quella di via Torre della Catena in località S. Clementina, dove, dopo aver provato più volte, senza riuscirci, a sfilare la lenza con uno spezzone di canna recuperata sul posto, si è dovuto procedere al taglio del ramo. Grazie a questa azione i due volontari della LIPU hanno potuto tirare il grande uccello acquatico verso riva, nonostante questa fosse molto fangosa tanto da complicare ulteriormente l’operazione di recupero. Successivamente i due volontari della LIPU hanno spezzato la parte terminale del ramo e portando l’animale tra le braccia hanno risalito difficilmente la riva fluviale sino alla sommità della scarpata spondale.

Nel pomeriggio lo stesso delegato della LIPU beneventana e un’altra volontaria dell’Associazione, Marta Kocsis, hanno trasferito la sfortunata nitticora al Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) dell’ASL n.1 Napoli-Centro. Qui l’animale è stato accolto dalla veterinaria dott.ssa Loredana Rampa, preavvertita dal dott. Luigi De Luca Bossa dell’arrivo della LIPU. Al momento del passaggio di consegne l’uccello acquatico aveva ambedue le ali danneggiate perché mentre quella sinistra era ferita per la presenza dell’amo conficcato nella carne, quella destra era rovinata viste le diverse ore passate nell’acqua e i danneggiamenti causati dagli artigli delle zampe della stessa nitticora che disperatamente cercava di liberarsi. Al CRAS la nitticora verrà curata per essere presto, si spera, rimessa in libertà lungo i fiumi beneventani.

Il responsabile della LIPU di Benevento, Marcello Stefanucci, ha dichiarato sull’accaduto: “Questo recupero dimostra quello che noi della LIPU sosteniamo da più di un decennio, ed io personalmente da 25 anni, ossia che i fiumi che attraversano la città di Benevento sono scrigni di naturalità, vegetale e animale, – nonostante gli scarichi fognari la cui azione negativa è contenuta dalla fitodepurazione naturale che eseguono i corsi d’acqua grazie alla vegetazione presente sulle loro rive – con un potenziale molto alto di biodiversità, la quale però viene mortificata da opere di manutenzione idraulica poco o per niente qualificate oltre che da infrastrutture e insediamenti urbani invasivi. Per quanto riguarda la nitticora è qualche anno che notiamo durante la stagione della nidificazione la presenza lungo il tratto cittadino del fiume Sabato di alcuni esemplari di questa specie della famiglia degli Ardeidi; inoltre l’uccello ferito che abbiamo salvato aveva due lunghe piume bianche pendenti dal capo che gli esemplari di nitticora in riproduzione hanno nella stagione primaverile e circa 100 metri più a monte del luogo del salvataggio abbiamo avvistato un altro uccello di questa specie con le stesse caratteristiche del piumaggio. Tutto ciò fa supporre che esemplari di nitticora – uccello protetto, dalla Legge nazionale n.157/1992, dalla Direttiva Uccelli dell’Unione Europea e dalla Convenzione internazionale di Berna – nidifichino nel tratto urbano del fiume Sabato.”

In più il delegato della LIPU denuncia: “La nitticora è rimasta impigliata in una lenza utilizzata per la pesca che era stata abbandonata da un pescatore. Anche per gli amanti della pesca, come per tante altre categorie, ci sono coloro che osservano le regole avendo, ad esempio, regolare licenza per svolgere l’attività e che rispettano la natura, ma ce ne sono altri che vanno a pesca in maniera improvvisata non lasciando l’ambiente dove hanno espletato il loro esercizio sportivo così come l’avevano trovato. Infatti non è raro trovare sulle rive dei fiumi i contenitori di plastica delle esche vive utilizzate, le bottiglie di plastica dell’acqua bevuta e anche, come nel nostro caso, lenze con tanto di amo frutto di sfortunati tentativi di pesca. D’ora in poi chiederemo alle Forze dell’Ordine di effettuare controlli continuativi sui pescatori che frequentano i nostri fiumi per evitare che si ripetano situazioni tipo quella che ha visto coinvolta la nitticora che abbiamo salvato con l’importante supporto di un giovane sensibile alle tematiche ambientali, il quale dopo averci avvertito è stato con noi sino a quando non è dovuto andare via per raggiungere il posto di lavoro.”

Benevento, 21 giugno 2016

LIPU – Sezione di Benevento

 

Il punto lungo il fiume Sabato a Benevento dove la nitticora è rimasta intrappolata: di fronte si vede l'area di S. Clementina e in primo piano l'argine in cemento alle spalle degli edifici prospettanti su via Torre della Catena. (foto di M. Stefanucci)

Il punto lungo il fiume Sabato a Benevento dove la nitticora è rimasta intrappolata: di fronte si vede l’area di S. Clementina e in primo piano l’argine in cemento alle spalle degli edifici compresi tra via Torre della Catena e il fiume. (foto di M. Stefanucci)

La nitticora appesa per un'ala nel fiume Sabato. (foto di M. Stefanucci)

La nitticora appesa per un’ala nel fiume Sabato. (foto di M. Stefanucci)

 

La nitticora, uccello della famiglia degli aironi (Ardeidi), intrapolato da una lenza per la pesca, si è girato più volte nel tentativo di liberarsi da solo, senza riuscirci. (foto di M. Stefanucci)

La nitticora, uccello della famiglia degli aironi (Ardeidi), si è girata più volte nel tentativo di liberarsi da sola dalla lenza che l’aveva intrappolata, senza purtroppo riuscirci. (foto di M. Stefanucci)

La bella nitticora in difficoltà, questa volta ripresa dalla sponda di S. Clementina. (foto di M. Stefanucci)

La bella nitticora in difficoltà, questa volta ripresa dalla sponda di S. Clementina. (foto di M. Stefanucci)

Da questa foto si può notare come la nitticora in forte difficoltà si aggrappi con le zampe all'ala destra che è nell'acqua. (foto di Stefano Solinas)

Da questa foto si può notare come la nitticora in forte difficoltà si aggrappi con le zampe all’ala destra che è nell’acqua. (foto di Stefano Solinas)

Particolare dell'ala della nitticora con il piombino di una lenza utilizzata per la pesca, poco sopra all'amo (che non si vede perchè conficcato nell'ala dell'animale). (foto di Stefano Solinas)

Particolare dell’ala della nitticora con il piombino di una lenza utilizzata per la pesca, poco sopra all’amo (che non si vede perchè conficcato nell’ala dell’animale). (foto di Stefano Solinas)

Il filo di nylon della lenza da pesca appeso al ramo che si protendeva per 4-5 metri nel fiume Sabato. (foto S. Solinas)

Il filo di nylon della lenza da pesca appeso al ramo che si protendeva per 4-5 metri nel fiume Sabato. (foto S. Solinas)

Il volontario della LIPU beneventana Stefano Solinas mentre sega il ramo da cui pende la lenza da pesca che ha intrappolato la sfortunata nitticora. (foto di M. Stefanucci)

Il volontario della LIPU beneventana Stefano Solinas mentre sega il ramo da cui pende la lenza da pesca che ha intrappolato la sfortunata nitticora. (foto di M. Stefanucci)

L'altro volontario della LIPU, Marcello Stefanucci, mentre cerca di tirare a riva la nitticora utilizzando lo stesso ramo a cui era appesa. (foto di Stefano Solinas)

L’altro volontario della LIPU, Marcello Stefanucci, mentre cerca di portare a riva la nitticora utilizzando lo stesso ramo a cui era appesa. (foto di Stefano Solinas)

L'operazione di recupero dell'uccello ferito è resa particolarmente difficoltosa dalla riva del fiume resa fangosa dalle pioggie dei giorni immediatamente precedenti a quello in cui si è effettuato il soccorso. (foto di S. Solinas)

L’operazione di recupero dell’uccello ferito è resa particolarmente difficoltosa dalla riva del fiume resa fangosa dalle pioggie dei giorni immediatamente precedenti a quello in cui si è effettuato il soccorso. (foto di S. Solinas)

Il volontario della LIPU avvicina sempre più alla riva la nitticora ferita. (foto di S. Solinas)

Il volontario della LIPU avvicina sempre più alla riva la nitticora ferita. (foto di S. Solinas)

Il momento in cui il volontario della LIPU spezza la punta del ramo con la lenza per poter meglio prendere la sfortunata nitticora. (foto di S. Solinas)

Il momento in cui il volontario della LIPU spezza la punta del ramo con la lenza per poter meglio prendere la sfortunata nitticora. (foto di S. Solinas)

La nitticora ferita viene quindi tirata fuori dall'acqua del fiume. (foto di S. Solinas)

La nitticora ferita viene quindi tirata fuori dall’acqua del fiume. (foto di S. Solinas)

La nitticora finalmente tra le mani dei volontari della LIPU che la trasferiranno in breve tempo al CRAS dell'ASL n.1 a Napoli. (foto di S. Solinas)

La nitticora finalmente tra le mani dei volontari della LIPU che la trasferiranno in breve tempo al CRAS dell’ASL n.1 a Napoli. (foto di S. Solinas)

 

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Salvataggio di un gruccione nell’Oasi

Il gruccione trovato ferito nell'Oasi da un abitante di Pantano e trasportato dalla LIPU al Centro Recupero dell'ASL n.1 Napoli-Centro

Gruccione trovato ferito nell’Oasi “Zone Umide Beneventane” da un abitante di Pantano e trasportato dalla LIPU al Centro Recupero dell’ASL n.1 Napoli-Centro. (foto di Marcello Stefanucci)

Un esemplare di gruccione, tra i più colorati uccelli d’Europa, trovato ferito a Pantano nell’Oasi del fiume Calore e trasferito al Centro Recupero a Napoli

dai volontari della LIPU beneventana

Oasi del fiume Calore:

Gruccione ferito salvato da un abitante di Pantano e dalla LIPU

I volontari della Sezione LIPU di Benevento hanno trasportato un esemplare di gruccione (Merops apiaster) al Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) dell’ASL n.1 Napoli-Centro. L’uccello si era ferito volando a bassa quota e sbattendo vicino ad un filo in contrada Pantano, alle porte di Benevento. L’animale è stato quindi raccolto da un abitante della zona, Angelo Dell’Oste, il quale coscienziosamente ha fatto alcune telefonate per fare in modo che il gruccione fosse curato. La LIPU, che gestisce l’Oasi di protezione “Zone Umide Beneventane” di cui fa parte anche gran parte della zona di Pantano, ha mostrato la sua disponibilità a prelevare l’animale e a trasportarlo al CRAS dell’ASL a Napoli. Una staffetta di volontari, che ha visto il delegato della LIPU del Sannio Beneventano, Marcello Stefanucci, raggiungere San Salvatore Telesino e consegnare il gruccione ferito ad un’ala ad un altro volontario della LIPU, Martino Ugo Izzo, già delegato LIPU per 10 anni tra gli Anni ’80 e ’90, ha fatto sì che l’animale fosse trasportato al centro recupero a Napoli.

Il gruccione è una specie faunistica rigorosamente protetta dalla “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa” di Berna del 1979 e quindi è anche protetto dalla Legge nazionale n.157 del 1992.

L’esemplare di gruccione ritrovato dimostra ancora una volta la ricchezza faunistica di Pantano e delle aree, anche collinari, circostanti il fiume Calore, dove è stata riscontrata la nidificazione di alcune decine di esemplari di questa specie.

Il gruccione è un uccello variopinto, dai colori vivaci, con un becco lungo e appuntito, anche se un po’ ricurvo, estremamente forte che gli serve per catturare le prede e per scavare gallerie nelle pareti di terra dove nidifica. Questo volatile sverna nell’Africa centrale ed effettua un grande viaggio migratorio per venire a nidificare in Europa (ma si riproduce anche nell’Africa settentrionale). Il suo cibo preferito sono vespe, calabroni, bombi e api, ma mangia anche altri insetti che si librano nell’aria catturandoli in volo.

Benevento, 31 maggio 2016

LIPU – Sezione di Benevento

Ancora una foto del gruccione ferito prima del trasferimento al CRAS dell'ASL 1 a Napoli. Sono evidenti i colori vivaci di quest'uccello che sverna in Africa e torna a primavera in Europa per nidificare.

Ancora una foto del gruccione ferito prima del trasferimento al CRAS dell’ASL 1 a Napoli. Sono evidenti i colori vivaci di quest’uccello che sverna in Africa e torna a primavera in Europa per nidificare.

Galleria

(Anche) questi uccelli puoi vedere nell’Oasi Zone umide beneventane

Questa galleria contiene 59 immagini.

Le foto pubblicate sono state scattate dalla zoologa Marta Kocsis nell’Oasi “Zone Umide Beneventane”.

LIBERAZIONE DI UN RICCIO NELL’OASI DELLE “ZONE UMIDE BENEVENTANE”

Uno sventurato riccio riacquista la libertà grazie alla LIPU

La LIPU libera un riccio nell’Oasi delle Zone Umide Beneventane

I volontari della sezione LIPU di Benevento liberano un esemplare di riccio (Erinaceus europaeus) nell’Oasi delle “Zone Umide Beneventane”.

L’animale era stato azzannato da un cane in un giardino del circondario beneventano e grazie al tempestivo intervento di una volontaria della LIPU, Maria Di Giovanni, è stato salvato. Il riccio quindi è stato soccorso e successivamente tenuto sotto osservazione per alcuni giorni, anche per seguire la sua ripresa dallo shock avuto per l’impatto con il cane che lo avrebbe potuto uccidere senza l’intervento della volontaria della LIPU.

Quando si è reputato che il riccio fosse pronto per ritornare in natura i volontari della LIPU, insieme al delegato della sezione LIPU di Benevento, Marcello Stefanucci, hanno pensato di liberarlo in un’area protetta e la scelta è ricaduta sull’Oasi delle Zone Umide Beneventane che si trova in prossimità della città di Benevento.

Quest’Oasi di protezione abbraccia più di 15 km di fiume Calore e i territori limitrofi, e nei suoi 853,72 ettari di estensione comprende anche territori collinari in cui dominano gli alberi di quercia. Proprio in un bosco di querce inframmezzato di radure, habitat ideale per il riccio, si è pensato di rilasciare lo sventurato animale. Quindi un gruppo di volontari della LIPU, più alcuni intervenuti all’evento, hanno liberato il riccio in queste giornate primaverili piovose, ma non fredde, anche perché in tali circostanze può facilmente trovare cibo come le chiocciole di cui sono golosi i ricci.

Benevento, 1 aprile 2013                                          

LIPU – sezione di Benevento

Lo sventurato riccio, che sta per riacquistare la libertà grazie alla LIPU, si è messo in posizione di difesa appallottolandosi. (foto di LIVIA SORECA)

Lo sventurato riccio, che sta per riacquistare la libertà grazie alla LIPU, si è messo in posizione di difesa appallottolandosi. (foto di LIVIA SORECA)

Volontario della LIPU che sta per liberare il riccio. (foto di LIVIA SORECA)

Volontario della LIPU che sta per liberare il riccio. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio sta per essere liberato. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio sta per essere liberato. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio una volta liberato si allontana dal gruppo di intervenuti all'evento nonostante il tempo piovoso. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio una volta liberato si allontana dal gruppo di intervenuti all’evento nonostante il tempo piovoso. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio liberato. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio liberato. (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio liberato dalla LIPU dopo la disavventura si arrampica sul pendio del bosco di querce sito su un rilievo collinare nell'Oasi delle "Zone Umide Beneventane". (foto di LIVIA SORECA)

Il riccio liberato dalla LIPU dopo la disavventura si arrampica sul pendio del bosco di querce sito su un rilievo collinare nell’Oasi delle “Zone Umide Beneventane”. (foto di LIVIA SORECA)

La LIPU soccorre un gheppio proveniente dal comune di Benevento e un allocco ritrovato nel centro di Arpaise


La LIPU salva altri due uccelli: in 8 anni sono più di 400 gli animali soccorsi.

Il responsabile provinciale della LIPU: “E’ giunta l’ora di una maggiore considerazione da parte degli uffici competenti della Provincia di Benevento”

La LIPU del Sannio Beneventano è stata protagonista nell’arco di pochi giorni del salvataggio di altri due uccelli in difficoltà. Stavolta si è trattato di un gheppio (Falco tinnunculus), proveniente da contrada Epitaffio nel comune di Benevento che aveva una vistosa ferita sul dorso, e di un allocco (Strix aluco), rinvenuto fortemente debilitato nel centro abitato di Arpaise.

La sensibilità e l’attenzione verso la fauna selvatica delle persone che hanno ritrovato questi animali in difficoltà hanno fatto in modo che si mettessero immediatamente in contatto con il delegato LIPU di Benevento, il quale si è preoccupato di organizzare il loro trasporto a Centri Recupero qualificati. Successivamente, quindi, alcuni volontari della LIPU beneventana hanno trasferito il gheppio al Centro Recupero Fauna Selvatica della LIPU a Casacalenda, in provincia di Campobasso, e l’allocco al Centro Recupero e Riabilitazione della Fauna Selvatica, gestito dall’Associazione Studi Naturalistici – onlus in collaborazione con la Comunità Montana Terminio-Cervialto, a Nusco e Montella in provincia di Avellino.

Dall’inizio dell’anno sono già 5 gli animali selvatici arrivati presso la sezione LIPU di Benevento facendo presagire per quest’anno un numero di soccorsi simile a quello dell’anno scorso. Nel 2010, infatti, i volontari della LIPU beneventana hanno trasferito 50 animali feriti o in difficoltà provenienti dal territorio provinciale di Benevento (più una ventina arrivati da altre province della Campania) al Centro Recupero LIPU a Casacalenda, e altri due al Centro Recupero curato dall’associazione Studi Naturalistici a Montella-Nusco.

A questo proposito il delegato LIPU per la provincia di Benevento, Marcello Stefanucci, sottolinea: “Negli ultimi 8 anni sono più di 400 gli animali selvatici soccorsi dalla sezione LIPU di Benevento facendo diventare la nostra Associazione un punto di riferimento irrinunciabile per questo tipo di attività in provincia di Benevento. In questo periodo si sta concretizzando per la LIPU un modesto (se confrontato con la notevole mole di lavoro sviluppato) aiuto economico dalla Provincia di Benevento, voluto in particolare dall’assessore Gianluca Aceto consapevole delle meritevoli azioni della LIPU. Nonostante ciò, però, abbiamo appurato che tale attività che conduce la LIPU non è riconosciuta nella misura in cui merita da coloro che hanno la responsabilità del settore tecnico della Provincia che al momento è competente per la fauna selvatica; le difficoltà fatteci e i dissidi avuti negli ultimi 8 anni lo dimostrano ampiamente.”

 

Benevento, 27 febbraio 2011

LIPU – sezione di Benevento



Anche nel nuovo anno la LIPU beneventana è in prima linea per il salvataggio degli animali selvatici

Tre animali salvati in due settimane dalla LIPU beneventana

Una poiana, un gufo e un gheppio provenienti da varie località in provincia di Benevento trasferiti ai centri recupero

Nell’arco di due settimane i volontari della LIPU della provincia di Benevento sono stati protagonisti del salvataggio di tre uccelli selvatici feriti. Si tratta di una poiana (Buteo buteo) proveniente da Faicchio, di un gufo comune (Asio otus) ritrovato a Torrecuso e di un gheppio (Falco tinnunculus) che si trovava nel territorio di Ceppaloni.
La poiana e il gheppio sono stati consegnati al delegato della LIPU per la provincia di Benevento, Marcello Stefanucci – dopo che dei cittadini li avevano ritrovati – dal Corpo Forestale dello Stato, rispettivamente dal Comando Stazione di S. Agata de’ Goti e dal Comando Stazione di S. Giovanni (Ceppaloni). Si è confermata così in provincia di Benevento l’ottima collaborazione tra LIPU e Corpo Forestale dello Stato nel soccorrere la fauna selvatica in difficoltà. Il gufo è stato invece trasportato direttamente a Benevento, presso la sede LIPU, da un abitante di Torrecuso che lo aveva ritrovato ferito gravemente ad un’ala alle porte di questo centro ricadente nel Parco Regionale del Taburno-Camposauro.
In seguito cinque volontari della LIPU beneventana sono stati impegnati, in tre viaggi, a trasferire gli animali ai due Centri Recupero più vicini a Benevento: la poiana e il gheppio sono stati ricoverati presso il Centro Recupero Fauna Selvatica (CRFS) che la LIPU gestisce a Casacalenda in provincia di Campobasso, mentre il gufo è stato consegnato al Centro Recupero e Riabilitazione della Fauna Selvatica, gestito dall’Associazione Studi Naturalistici – onlus nei locali della Comunità Montana Terminio-Cervialto a Nusco e Montella in provincia di Avellino.
I responsabili dei due Centri, Angela Damiano per il CRFS LIPU di Casacalenda e Mario Kalby per il Centro Recupero di Nusco e Montella, viste le serie ferite riportate dagli animali che hanno ricoverato si sono mostrati pessimisti rispetto al loro totale recupero. Sembra addirittura che le condizioni fisiche del gheppio ritrovato nella valle del Sabato, nel comune di Ceppaloni, si siano aggravate a causa di una detenzione illegale dell’animale per più di due settimane, cosa riscontrabile dall’analisi della frattura e dal deterioramento del piumaggio. Ora chi abbia causato tale ulteriore danno a questo uccello rapace lo dovrà accertare il Corpo Forestale dello Stato a cui la LIPU beneventana, a seguito del referto definitivo del veterinario, rivolgerà una denuncia contro ignoti per difendere un principio fondante della maggiore legge che tutela la fauna selvatica. Infatti il comma 1 dell’articolo 1 della Legge n.157/92 recita: “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”.

Benevento, 6 febbraio 2011
LIPU – sezione di Benevento

 

 

 

I RECUPERI DI FAUNA SELVATICA IN DIFFICOLTA’ O FERITA

La LIPU di Benevento in un solo giorno trasferisce 7 uccelli in difficoltà al Centro Recupero

5 piccoli di picchio rosso maggiore caduti dal nido, 1 gheppio e 1 gruccione feriti sono stati tratti in salvo dai volontari della LIPU

Ancora i volontari della sezione LIPU beneventana protagonisti nel salvataggio di animali in difficoltà e feriti. Questa volta si tratta di cinque giovani esemplari di picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) caduti dal nido in un bosco nel comune di Tocco Caudio nel Parco Regionale del Taburno Camposauro, che un sensibile abitante della zona ha consegnato alla LIPU, di un gheppio (Falco tinnunculus) proveniente da Montesarchio, trasportato alla sede LIPU a Benevento dal Corpo Forestale dello Stato, e di un gruccione (Merops apiaster) investito da un’auto a Foglianise che un altro sensibile cittadino ha affidato alla LIPU del Sannio Beneventano.

L’eccezionalità è che queste richieste di soccorso sono arrivate tutte nello stesso giorno, ma in ore diverse il che ha sottoposto i volontari della LIPU di Benevento ad un grande sforzo per salvare questi animali in difficoltà. Tre attivisti della sezione locale: Tommaso Repola, Fernando Tresca e Marcello Stefanucci sono stati impegnati alternativamente nei trasporti della fauna in difficoltà. Circa 550 km con l’auto sono stati percorsi dai volontari della LIPU di Benevento per salvare questi animali iniziando dalla mattina presto quando uno di loro è stato a Tocco Caudio per prelevare i giovani picchi trovati in un bosco da Donato Lombardi e Francesco Tontoli. Alle 10.30 del mattino un altro volontario LIPU è partito alla volta del Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU a Casacalenda, in provincia di Campobasso nel Sannio Molisano, per ricoverare i cinque piccoli uccelli sfortunati. Infine nel tardo pomeriggio, con ritorno in serata, altri due volontari hanno trasferito allo stesso Centro Recupero: il gruccione che è stato recuperato a Foglianise ed ha visto l’interessamento di Saverio Santamaria e dei suoi colleghi del Deposito Locomotive a Benevento per l’affidamento alla LIPU; il gheppio che una staffetta tra i Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Montesarchio e di Benevento ha fatto sì che fosse consegnato ai volontari della LIPU.

Al Centro Recupero LIPU a Casacalenda la responsabile, Angela Damiano, ha ricoverato tutti questi animali con grande professionalità e disponibilità andando, come spesso capita, anche oltre gli orari di lavoro previsti.

Il delegato LIPU di Benevento così si esprime su questi recuperi: “In questo periodo siamo costretti ad un super-lavoro per quanto riguarda il recupero di fauna selvatica perché agli animali feriti che normalmente arrivano per cause dovute soprattutto ad interferenze antropiche si aggiungono i nidiacei visto che questa è la stagione della nidificazione degli uccelli. Spero che il servizio pubblico che garantiamo sia riconosciuto dagli Enti Pubblici territoriali e che ci aiutino anche economicamente perché sino ad ora stiamo provvedendo solo con le risorse private dei nostri attivisti essendo state prosciugate le casse della sezione locale a causa di questa attività. Allo stesso tempo non va dimenticato il grande sforzo economico che sostiene il nostro Centro Recupero a Casacalenda ricoverando circa 100 animali all’anno dalla provincia di Benevento”.

Benevento, 26 maggio 2010
LIPU – sezione di Benevento

Il gruccione, uno degli uccelli più colorati d'Europa, ritrovato a Foglianise e trasferito dalla LIPU-Benevento al Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU a Casacalenda, in provincia di Campobasso nel Sannio Molisano

I 5 giovani esemplari di picchio rosso maggiore ritrovati in un bosco a Tocco Caudio e trasferiti dai volontari della LIPU Beneventana al CRFS LIPU a Casacalenda

I 5 giovani picchi caduti dal nido a Tocco Caudio nel Parco Regionale Taburno Camposauro

Il gheppio maschio che, ritrovato ferito ad un'ala nel territorio di Montesarchio, è stato trasferito dalla LIPU beneventana al CRFS LIPU a Casacalenda (Cb)

In questa foto del gruccione, ritrovato a Foglianise e trasferito al CRFS LIPU a Casacalenda, si nota la ferita dell'ala per l'impatto con un'auto

LE GRU IN MIGRAZIONE SI FERMANO A C.DA PANTANO PRESSO BENEVENTO

La piana fluviale di Pantano nelle immediate vicinanze della città di Benevento; cerchiato di rosso è la zona dove il 19 dicembre 2009 si sono fermate circa 500 gru in migrazione (cliccare sulla foto per ingrandirla); foto di Marcello Stefanucci

Le gru nella piana di Pantano formata dal fiume Calore; foto scattata dalla collina della Gran Potenza (foto di M. Stefanucci)

Gruppi di gru (cerchiati di rosso) nel cielo sopra la piana di Pantano (foto M. Stefanucci)

Le gru fotografate sopra la collina della Gran Potenza mentre iniziavano la planata verso la piana di Pantano (foto M. Stefanucci)

Quando quel 19 dicembre del 2009 alcuni volontari della LIPU si trovavano sulla collina della Gran Potenza oltre ad avvistare moltissime gru hanno potuto sentire chiaramente il loro caratteristico verso in un concerto composto da centinaia di individui

Centinaia di gru volano sulle teste dei volontari della LIPU sulla collina della Gran Potenza prima di planare verso la piana fluviale di Pantano (foto M. Stefanucci)

Cerchiati di rosso i folti gruppi di gru nella piana di Pantano; la foto è stata scattata a Pantano (foto di Serena Iele)

Uno stormo di gru in volo giunge alla piana di Pantano da un'altra direzione volando sopra la collina di S. Vitale all'opposto della collina della Gran Potenza (foto di Serena Iele)

Gru in volo sopra la collina di S. Vitale in prossimità della piana di Pantano (foto di Serena Iele)

Gru in volo sopra la collina di S. Vitale (foto di Serena Iele)

La caratteristica formazione a "V" del volo delle gru (foto di Serena Iele)

Nella foto di Serena Iele si vedono altre gru in volo; si trovano tra la collina di S. Vitale e la piana di Pantano dove si poseranno

Ancora uno stormo di gru che volano nella formazione a "V" (foto di Serena Iele)

Gli stormi di gru che giungono alla piana di Pantano si intensificano, alla fine saranno circa 500 esemplari a sostare nell'area fluviale presso Benevento (foto di serena Iele)

Le gru nella piana di Pantano, diverse decine sono ancora posate a terra altre hanno già preso il volo (foto di Serena Iele)

Centinaia di gru si alzano in volo dalla piana di Pantano alle porte di Benevento (foto di Serena Iele)

Lo spettacolo delle gru che si alzano in volo che emettono il loro verso in centinaia di "voci" è stato un evento naturale di grande importanza per Benevento (foto di Serena Iele)

Pantano avvolta dal volo delle gru (foto di Serena Iele)

Le centinaia di gru si stagliano nitide sullo sfondo del plumbeo cielo sopra la piana di Pantano (foto di Serena Iele)

La "nuvola" di gru nel cielo sopra Pantano (foto di Serena Iele)

La volontaria della LIPU Serena Iele documenta tutte le fasi della sosta delle gru nella piana di Pantano

Oramai le gru sono pronte per lasciare il punto di sosta di Pantano e continuare il loro viaggio di migrazione (foto di Serena Iele)

Le gru in volo verso la costa tirrenica documentate dalla foto del dott. Antonio Mariano

Le gru in volo sulla Valle Caudina quello stesso 19 dicembre 2009 (foto di Antonio Mariano)

Il dott. Antonio Mariano, appassionato di ornitologia, il 19 dicembre 2009 ha seguito il volo delle gru da Benevento a Napoli documentandolo con queste affascinanti foto

Gru in volo sopra la Valle Caudina (foto di Antonio Mariano)

500 GRU FANNO SCALO A BENEVENTO SULLA ROTTA DELLA GRANDE MIGRAZIONE

A V E , A V E S !

di Tommaso Repola

L’ ufficiale della Polizia Provinciale che ha tenuto un paio di lezioni del corso per operatore faunistico durante la passata primavera al MUSA di Contrada Piano Cappelle, mi ferma sulla soglia d’ ingresso del Palazzo del Volontariato mentre sto lasciando la sede LIPU, ieri mattina, piuttosto sul tardi, dopo essermici trattenuto per una mezz’ ora o poco più. E’ con un suo collega e tiene in mano una fotocamera: >>Ho bussato ripetutamente alla vostra porta prima di uscire, ma non c’ era nessuno. Ho anche chiamato al telefono il vostro affiliato Franco D’ Ambrosio ma era impegnato altrove dal lavoro. Veniamo adesso da Piano Pantano, dove sono confluite circa 5oo gru in migrazione. Una cosa che non ricordo vista prima qui a Benevento. Ora sembrano in movimento di nuovo, forse per riprendere il loro viaggio<<. Ringrazio i Provinciali per la premura avuta, li invito a mantenere viva l’ allerta in avvenire visti i felici sviluppi faunoambientali or ora in atto e chiamo immediatamente Marcello, che mi risponde già a sua volta parzialmente raggiunto dalla grande novella. Mi rinnova l’ appuntamento per il pranzo, dove sua madre ci attenderebbe, prima di partire l’ indomani per l’ Ungheria; ma, mentre sono su a cambiarmi gli stivaletti con calzature meno operative, mi richiama e mi convoca sotto il portone di casa sua per correre insieme a lui verso la grande piana dove i grandi migratori sembrano invece tornare a confluire sempre più numerosi: reinverto fulmineo il cambioscarpe e copro a passo di corsa bersagliera i due incroci e i tre segmenti viari che ci separano.

Prendiamo la vetusta Fiat Uno rossa con la quale Marcello mi ha recentemente assegnato due soccorsi avifaunistici fino all’ oasi LIPU di Casacalenda e acceleriamo le manovre di uscita dal cortile interno per raggiungere prestissimo, il prima possibile una visione che si annuncia come grandiosa già nelle sue scarne anticipazioni tecnico-descrittive. Mentre guido nell’ attraversamento del centro, Marcello comunica al telefono e scambia informazioni a mitraglia con quanti possono concorrere a ragion veduta in una pertinente utilità operativo-documentaristica; uscendo verso le aree periferiche che ci portano sul clinale nordovest della collina della Gran Potenza, i nostri sguardi cominciano a scrutare le molteplici direzioni panoramiche che ci si aprono innanzi alla ricerca degli ospiti di assoluto lusso che stanno popolando il cielo, la terra e le zone fluviali che noi stessi ora con essi condividiamo. Scendiamo dalla vettura all’ altezza dell’ incrocio panoramico verso la grande piana, e in pochi istanti Marcello individua il primo nutrito gruppo di gruidi che staziona al centro della verde distesa giù in lontananza.
Altri pochi istanti e cominciano i nostri avvistamenti anche di individui in volo, pian piano in aumento, da tutte le direzioni. Alle nostre spalle spunta un piccolo stormo suddiviso in gruppetti di tre, quattro uccelli o più, che vanno stringendo la loro formazione superandoci in planata 150/100 metri sopra le nostre teste, anche meno, dirigendosi più avanti verso il punto dove sembra si vada concentrando il grosso degli arrivi. Sentiamo ogni tanto i loro versi armoniosi e pacati mentre manovrano lenti in avvicinamento con la sicurezza elegante dei maestri della migrazione di lungo raggio. Marcello va a tutta con il materiale di ripresa di cui dispone: fotocamere inadeguate, purtroppo, all’ entità dell’ evento. Intanto vanno moltiplicandosi le nostre altruistiche comunicazioni telefoniche. Teniamo Franco al corrente, trattenuto com’ è dalla sua attività dalle parti di Caserta. Simone Iovino e Serena Iele sono in arrivo da un momento all’ altro: mi rispondono infatti dalla tangenziale alle nostre spalle. Marcello ed io malediciamo un po’ le nostre mezze ristrettezze che sommandosi ne compongono una intera che vale a spiegare la mancanza di un’ adeguata attrezzatura di cineripresa. Telefono di getto a mio fratello impossibilitato però a venirmi incontro nella bisogna. Francesco Cocca risponde pronto alla mia chiamata di “soccorso video”, ma la sua generosità ha purtroppo già beneficiato altri dello strumento che al momento quindi nemmeno lui può fornirci. Il pomeriggio inizia con uno spettacolo senza precedenti, per Marcello, per Simone, per Serena, per me. Le vedute, già piacevoli di per sé verso gli sfondi a valle, contro le colline e le montagne, o sul cielo soprastante, si arricchiscono del movimento elegante e quasi regale di un numero indefinitamente crescente di animali alati in virtuoso carosello sulle periferie settentrionali di Benevento: lo scenario assume una qualità a tratti surreale.
Ogni tanto, salgono per la strada dal fondovalle vetture con residenti della periferia in spostamento verso il centro: alcuni ci chiedono conferme circa le loro personali (esatte) osservazioni fatte dai momenti centrali del mattino in cui i primi arrivi si sono manifestati. Spero che nelle vaste contrade circostanti qualcuno stia avendo la possibilità di immortalare adeguatamente le scene che continuiamo ad ammirare: le formazioni di gru in arrivo disegnano scenografie di danza aerea di grande bellezza alle quali vogliamo abituarci immediatamente, con formazioni di varie grandezze in intemerato volteggio su diversi livelli di volo, in decisa evidente manovra conclusiva di atterraggio nel centro della pianura alluvionale di Pantano-Serretelle.
Il “film” che sta andando in onda sulla macchia forestosa igrofila alle porte di Benevento nei dintorni della Via Appia in direzione di Roma, quel bosco igrofilo che Marcello in passato ebbe a paragonare in certe riuscite fotografie a uno spicchio di Borneo (o si riferiva allora a Contrada Cellarulo…? Vale uguale!), si lascia paragonare stavolta dalla sua giusta attenta osservazione all’ ambientazione di un documentario naturalistico a cielo aperto; io mi spingerei oltre e lo assimilerei alla fantasia felice e sognante degli adulti dalle grandi vedute e lo paragonerei insomma a certe incredibili scene disneyane a carattere favolistico-naturalistico: le gru, nel cielo e sui prati umidi, coronate da altre specie messe momentaneamente in sottonumero, visibili “a schermo pieno” dalla Gran Potenza, sono uno spettacolo degno di quelle immaginifiche animazioni. Marcello trova altri bersagli per il suo obiettivo: aironi, cormorani, tutta >gente< conosciuta, che evoluisce più da presso del nostro punto di osservazione quasi ingelosita dall’ immensa attrazione costituita dalla nuova imponente identità faunoabitativa apparsa sulle zone umide urbane a ridosso della città di Benevento, le quali sembrano ottenere dalla maestà incontestabile della Natura sovrana tutte quelle certificazioni che stolidi criteri macroamministrativi sembrano voler loro negare, un po’ come in certe favole disneyane prima del lieto fine.
C’ è stato un momento preciso in cui tutti quanti i 180 gradi stereoscopici che vestivano gli orizzonti a noi circostanti mi sono apparsi costellati di quelle magnifiche figure in volo che si stagliavano dinamiche contro gli sfondi tutt’ intorno, animandoli con un “valore aggiunto” impagabile.

Bisogna ora avvicinarsi il più possibile all’ area di concentramento a terra degli animali, e per farlo bisogna aggirare dall’ esterno la conca naturalistica che costituisce la periferia nord della città, raggiungendo la pista ciclopedonale “Paesaggi Sanniti” là dove essa si allunga al piede della collina di San Vitale. Ci accordiamo con Simone e Serena prima di abbandonare la carezza del freddo tagliente che da quel punto a mezza costa della Gran Potenza ha contribuito ad acutizzare le nostre sensazioni, saliamo in auto e salutiamo una prospettiva di sereno prevalente e soleggiato interpunto da nubi sceniche come sempre di grande effetto, prospettiva nella quale va configurandosi una situazione per dir così “zooaeroportuale” senza pari, per andare ad osservare il tutto da un’ altra prospettiva, parcuale questa a tutto sesto. Partiamo, e dalla tangenziale ovest Marcello continua i suoi contatti telefonici operativi fra i quali inserisce la convocazione seduta stante dell’ emittente televisiva Telebenevento, direttamente giù nella piana di Pantano, al fine di scongiurare una imperdonabile perdita documentaria. Mentre aggiriamo parte della città, vediamo al nostro lato alcune di quelle grandi creature alate passare non lontano da noi, quasi come accompagnandoci reciprocamente, uomini e uccelli, incontro ad una comune destinazione di convivenza e di libertà.

Raggiungiamo la testata della pista e parcheggiamo. Un miglio a piedi per andare in un punto centrolaterale della piana a visuale spalancata e accorciare al minimo la nostra distanza dagli animali a terra. Marciando a lunghi passi vediamo alcune persone ferme poco oltre il primo casello, che osservano e fotografano; ci prende l’ ansia all’ improvviso di presenze moleste agli animali, addirittura di potenziali minacce umane. Avvicinandoci, distinguiamo poco più avanti di quelle persone Serena e Simone che ci hanno preceduti di poco e ci rientusiasmiamo; ancora pochi passi e sulla sinistra cominciano a comparire i nostri amici trasvolatori. Quando riprendo il binocolo a Simone, metto a fuoco fino a un chilometro in linea d’ aria di fronte a me e scorgo le sagome flessuose degli aironiformi al pascolo beato nella semipalude in cui in questi giorni consiste il nucleo dell’ area di Contrada Pantano, non a caso così denominata da tempi remoti. Il pomeriggio si inoltra e si consuma mentre le gru si sparpagliano illuminate dal sole algente cui si intercalano momenti di ombre date da nubi leggere: le osservo procedere sicure e padrone del campo, calare la testa al suolo a beccare qua e là a sazietà. E’ ormai chiaro che gli animali hanno stabilito, cautamente, progressivamente, selettivamente, una confidenza preferenziale col territorio che avevano cominciato a ispezionare, prima dal cielo e poi dal suolo, dal momento del loro arrivo intorno alle dieci del mattino di ieri sabato 19 dicembre 2009, secondo la testimonianza diretta di qualche abitante della contrada che viene a tenerci compagnia.
Guardiamo un miglio scarso a sinistra, verso la testata pista: due sagome marciano verso di noi. Quando si fanno più vicine distinguiamo bene l’ uomo e la donna, due giovani che avanzano a passo lesto con le attrezzature televisive trasportate a mano: sono gli inviati di Telebenevento che arrivano sul luogo convenuto con buona tempestività. Avrei giustificato in pieno la percorrenza in auto del tratto di pista che li separava dal punto di osservazione, per motivi di servizio e per la evidente innocuità di un eventuale loro breve movimento in auto, ma i due sanno dimostrarsi ligi in maniera esemplare al regolamento di accesso alla struttura. Ci raggiungono: riconosco nella giornalista una brillante signorina di nome Mariarosaria, mentre il cineoperatore si mette subito al lavoro per fissare la telecamera. Passa qualche pedone e qualche ciclista apparentemente indifferente alla straordinaria presenza aviaria che sta facendo da contorno al suo esercizio, intanto che l’ intervista a Marcello Stefanucci può iniziare in una situazione di paradisiaca tranquillità come si conviene ad un parco naturalistico di grande ambizione.
Continuano pure gli arrivi dei gruidi. Da nord, dalla direzione quindi dell’ oasi WWF di Campolattaro, un altro stormo fatto a sua volta di più sottoinsiemi per un totale di una trentina di esemplari ci arriva da tergo in quota, cominciando una lenta discesa secondo traiettorie sinuose che inizio a seguire meticolosamente col binocolo. Posso apprezzare distintamente la calcolata perdita di velocità, l’ estensione verticale delle zampe a freno aerodinamico e leva baricentrica combinata con l’ accentuazione negativa del diedro alare esterno, la repentina interruzione di portanza e la successiva discesa prossima al perpendicolo, con chiara azione collettiva di più esemplari affiancati, fino alla ripresa finale uscendo dalla fase paracadutistica di nuovo a riprender portanza fra ala fissa e ala battente per un atterraggio da veri maestri di alta navigazione aerea. Siamo in una situazione incredibilmente privilegiata per una zona periurbana: vado scambiando con Simone e Serena e Marcello pareri sulla probabilità oramai assai reale che i migratori, da ore qui convenienti in ricongiungimento massivo, con la parte luminosa del giorno agli sgoccioli, possano pernottare nella spettacolosa pianura fluviale fra la Gran Potenza e San Vitale.

Improvviso, invece, il rumore lacerante di due schiocchi secchi, provenienti in rapida sequenza dalla zona del fiume, squassa la calma ideale che incorniciava una realtà così magicamente venutasi a creare nel corso delle ore centrali della fortunata giornata di ieri. Schiocchi è un termine generico per indicare rumori violenti che più esattamente sono sembrati non accidentali e non casuali; avvertiti distintamente da noi che rispetto ai trampolieri eravamo un migliaio di metri o quasi più al riparo da quell’ improvviso sussulto sonoro, i due spari _tale la definizione più appropriata di quegli “schiocchi”_ hanno innescato un processo irreversibile che ha capovolto in pochi attimi uno stato di fatto costituitosi in una successione temporale di eventi regolati dalle leggi perfette della natura. Gli animali più prossimi al trauma acustico si sono mossi di soprassalto involandosi senza un ordine preciso, fra gridi sempre più stridenti, con un effetto domino che in men che non si dica ha trasformato l’ intera colonia in una sorta di gigantesco sciame chiassosissimo in caotico decollo, fra traiettorie inizialmente convulse che man mano li hanno allontanati dall’ area nella quale tanto miracolosamente con tanta posata circospezione avevano uno dopo l’ altro fatto arrivo, in cinquecento e forse più, secondo la stima visuale fatta dagli uomini della Provinciale prima e più che confermata da noi secondo la nostra successiva osservazione.
La grande formazione si allontana inesorabilmente, giro dopo giro, con pochi sfilacciamenti, incurante del calare della luce; la direzione presa sembra condurre le gru verso la Valle Telesina e la confluenza Calore-Volturno. E dire che quando eravamo arrivati laggiù, nonostante le centinaia di metri di distanza di rispetto che ci separavano fisicamente dalla quiete selvatica degli uccelli in sosta, Marcello aveva persino rifiutato di indossare il berretto in sintetico di un arancione acceso che io gli porgevo a difesa dalla bassa temperatura; questo, al fine di evitare la più piccola interferenza, finanche cromatica, in possibile alterazione dei fragili equilibri faunistico-insediativi al momento in gioco.

Quando lasciamo Pantano, diretti a sud in Contrada Spinaginosa al capo opposto delle periferie cittadine per soccorrere una poiana recuperata da meritevoli volenterosi lì residenti, prima facciamo tappa nella vicina Contrada Malecagna in malcelata via di urbanizzazione, una cerniera fra l’ estensione di Pantano ed il Rione Ferrovia vero e proprio, per recuperare a casa di Serena il fodero della fotocamera che Marcello ha dimenticato lì. Una ultima gru, isolata e solitaria, continua a sorvolare con incessanti inversioni curvilinee quest’ area durante tutta la nostra fermata, mentre la sua comunità va scomparendo nell’ orizzonte del tramonto che incombe; essa ci sorvola bassissima come a voler richiamare le sue compagne e convincerle che con la nostra presenza (Marcello, Serena, io…) potremmo esser garanti di sicurezza e di ospitalità. In serata stessa apprenderò che una presenza slava di temprata esperienza sulle gelide estensioni fluviali delle lontane regioni dell’ est, riconosceva ieri mattina nei paraggi del Rione Ferrovia i suoi familiari журавли [zhuravlì] già solo dal loro inconfondibile verso corale: la migrazione faunistica e quella umana ridisegnano congiunte il respiro della storia minima su una nuova, impegnativa scala.

Stamattina, sono tornato in bici a Pantano in orario mediano: perciò 24 ore circa dopo i primi arrivi di ieri. Tutto era _per quanto ne so_ come ieri l’ altro, come tre giorni fa, come la domenica precedente… Quelle belle creature alate avevano definitivamente esaurito il loro scalo beneventano, per questa volta almeno. Ho percorso tutta la pista. Ho raggiunto la vecchia dismessa stazione di Vitulano. Un minuto di sosta contemplativa e quindi la ripartenza a rientrare. Pochi metri, e poi lugubre, insopportabile, la detonazione di una fucilata, seguita subito da altre due. Il senso che provo stavolta non è di semplice distacco ma di una riprovazione che rasenta il ribrezzo nudo e crudo, tanto più se la necessità venatoria coincide con la sordida eliminazione legalizzata di specie tanto disgraziate perché meno ammirate e meno protette di grossi spettacolari migratori. Più che mai, infine, la riprovazione si esacerba, se l’ estensione di un’ area cosiddetta protetta si assottiglia alle dimensioni di una striscia impercettibile agli animali e al loro senso di padronanza degli spazi liberi così come loro concesso per diritto evoluzionistico o creazionale che dir si voglia.

Gli atterraggi delle gru si moltiplicano (foto di Serena Iele)

Scelto lo scalo, le gru si preparano a perdere quota (foto di Serena Iele)

Protette fra la purezza del cielo e la bellezza di una terra di nuova conquista (foto di Serena Iele)

Non in poche, non per caso, non senza ritorno... (foto di Serena Iele)

500 GRU A PANTANO NELL’OASI DEL FIUME CALORE

Comunicato stampa

Nella piana di Pantano si sono fermate 500 gru in migrazione

La LIPU beneventana: “Ora non si può più aspettare, l’Oasi istituita deve essere operativa”

Un eccezionale evento naturalistico si è verificato sabato scorso nella piana alluvionale di Pantano, nelle vicinanze della città di Benevento. Numerosissimi esemplari di gru (Grus grus), impegnati nel viaggio di migrazione, si sono fermati per riposarsi e rifocillarsi.
Lo spettacolo che si è presentato agli occhi prima degli abitanti della contrada, poi degli uomini di una pattuglia della Polizia Provinciale e quindi dei volontari della LIPU, è stato meraviglioso, degno dei migliori documentari naturalistici. In successione diversi stormi di gru sono sopraggiunti nella piana di Pantano e nel giro di poco più di un’ora circa 500 esemplari hanno toccato il suolo. Chiunque ha assistito a tale evento si è emozionato nel vedere il volo con collo allungato e ali spiegate di questi grandi uccelli trampolieri e nell’ascoltare il loro caratteristico verso.
Purtroppo però due colpi di fucile, forse neppure sparati verso le gru, ma comunque da breve distanza, ha spaventato alcune di esse diffondendo il panico nel foltissimo stormo che sostava nei campi agricoli. A questo punto tutti gli esemplari hanno preso il volo disperdendosi in più gruppi.
In realtà le gru non sono stanziali in Italia, ma si fermano per spezzare la loro lunga migrazione che in autunno le conduce dai siti di nidificazione, ubicati nel nord-est dell’Europa (Danimarca, Germania settentrionale, Polonia, Paesi Baltici, Russia e Scandinavia) sino a quelli di svernamento nel bacino del Mediterraneo, in particolare nel sud della Spagna e nei Paesi dell’Africa settentrionale. Alla fine dell’inverno poi effettuano il viaggio inverso.
Tutto questo dimostra l’importanza del fiume Calore – con le sue piane alluvionali e le pendici collinari che ne descrivono la valle – come corridoio ecologico per lo spostamento delle specie animali, tesi già in passato sostenuta dalla LIPU basandosi su diversi avvistamenti faunistici e recuperi di uccelli feriti, sia di gru che di altre specie.
Il rammarico, come dimostrano i colpi di fucile che hanno spaventato e allontanato le gru, è che l’istituzione dell’Oasi di protezione “Zone Umide Beneventane” non è sufficiente se non la si rende operativa. Infatti la LIPU beneventana, che ha voluto fortemente questa Oasi facendola inserire nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale, denuncia tale non esecutività attraverso il suo responsabile, Marcello Stefanucci: “Ci sono voluti ben 7 anni per istituire questa area protetta lungo il fiume Calore a monte e a valle di Benevento, a causa delle continue resistenze e ostruzionismi della parte più estremista del mondo venatorio e di alcuni funzionari provinciali accondiscendenti a tali esigenze. Ora si deve recuperare il tempo perduto e facciamo appello al Presidente della Provincia, Aniello Cimitile, e all’Assessore all’Ambiente, Gianluca Aceto, affinché si concordi con la LIPU una linea d’azione che porti a tutelare concretamente queste aree e a realizzare opere di miglioramento ambientale e di rinaturazione, insieme ad altre di valorizzazione e fruizione naturalistica.”

Benevento, 20 dicembre 2009

LIPU – sezione di Benevento

Le centinaia di gru posate, il 19 dicembre 2009, sui campi coltivati a Pantano presso Benevento (foto di Serena Iele)

Uno stormo di gru in volo verso la piana di Pantano a Benevento (foto di Serena Iele)

Le gru si alzano in volo (foto di Serena Iele)

Centinaia di gru in volo sopra la piana fluviale di Pantano presso Benevento (foto di Serena Iele)

Le gru volano sulla piana di Pantano nell'Oasi delle Zone Umide Beneventane (foto di Serena Iele)