L’IMPATTO DEGLI IMPIANTI EOLICI SUL NIBBIO REALE

Il Nibbio reale è una rapace diurno di grande interesse scientifico le cui popolazioni stanno subendo un trend negativo in molte zone del suo areale. Frequenta ambienti rurali a mosaico (boschi, pascoli, coltivi) tipici delle colline dell’appennino, predando piccoli roditori, rettili, ecc ma non disdegnando carcasse di animali morti, svolgendo quindi un utile servizio di “spazzino” delle aree silvo-pastorali.
Il sud Italia era la roccaforte di questa specie per il nostro paese ma oggi si assiste ad un progressivo impoverimento di molte aree che rende molto critico il suo futuro.
Il Nibbio bruno, cugino “minore” del Nibbio reale, è in una situazione meno critica, tende a frequentare le stesse aree ma maggiormente quelle caratterizzate da corsi d’acqua. E’ un migratore puro e visita i nostri territori nella buona stagione sopraggiungendo dai quartieri di svernamento africani.

Il Nibbio reale ha risentito della deprecabile persecuzione con bocconi avvelenati e successivamente sempre di più delle manomissioni ambientali (trasformazioni dei pascoli, intensificazione dell’agricoltura) e sottrazione di habitat con degrado di territori su vasta scala determinato dall’insediamento sempre più invadente di infrastrutture antropiche.
Tra queste ultime riscuote particolare preoccupazione l’insediamento del tutto improvvisato e deregolamentato di centrali eoliche industriali con il loro effetti diretti e indiretti sui rapaci e sull’intera biodiversità coinvolta.
Gli effetti diretti sono ascrivibili alle collisioni con i rotori, che raggiungono velocità dell’ordine di 100-250 kmh, mentre quelli indiretti, anche più deleteri, sono ascrivibili al disturbo e alla sottrazione o alterazione di habitat che cosi non sono più funzionali alla ecologia della specie.

L’appennino a cavallo tra la Daunia e il Beneventano rappresentava una importante area ma la popolazione nidificante di Nibbio reale ha subito un vero e proprio tracollo nell’ultimo decennio perdendo smpre più il ruolo di area “cerniera” tra le popolazioni dell’appennino centrale e quelle dell’area lucana. Nel periodo invernale si aggiungono contingenti di centinaia di individui che dal nord europa svernano in diverse aree del Mezzogiorno, conferendo a queste ultime una pesante responsabilità di carattere transnazionale.

A causa del declino delle popolazioni a livello europeo (e italiano), la specie è classificata SPEC 2 (Species of European Conservation Concern): cosi si identifica il grado dello status di conservazione, SPEC 2 equivale ad uno status “sfavorevole”.
Per questo motivo in diverse aree europee e italiane si cerca di correre ai ripari, in alcuni casi direttamente, con onerosi programmi di reintroduzione di esemplari o punti di integrazione alimentare, ecc ma ovviamente queste iniziative non possono prescindere da una corretta gestione del territorio e dal contenimento dei fattori di minaccia sulla specie.
La conservazione del Nibbio reale rappresenta quindi un emblema di tutela di quella ruralità e di quel mondo agro-pastorale che dovrebbe essere rivalutato e valorizzato per un contributo alla economia sana nel Mezzogiorno.

Enzo Cripezzi (delegato LIPU per la provincia di Foggia)

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